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Reggio Calabria, arrestati 47 imprenditori e professionisti legati alla ‘ndrangheta

Maxi-operazione GdF
domenica 10 novembre 2013
Reggio Calabria, arrestati 47 imprenditori e professionisti legati alla ‘ndrangheta

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Reggio Calabria, 6 nov. (Adnkronos/Ign) - Maxi-blitz dei finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico di Roma contro un'associazione di stampo mafioso composta da imprenditori e professionisti affiliati alle più importanti cosche di 'ndrangheta reggine. Quarantasette le ordinanze di custodia cautelare eseguite (29 in carcere gli altri ai domiciliari), mentre altre 17 persone sono state denunciate a piede libero. I reati contestati sono associazione a delinquere di stampo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, abusiva attività finanziaria, utilizzo ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, favoreggiamento, peculato, corruzione, illecita concorrenza ed estorsione, tutti aggravati dalle modalità mafiose. Sequestrate 14 società e beni per un valore complessivo di circa 90 milioni di euro ed effettuate oltre 90 perquisizioni tra Calabria, Piemonte, Veneto, Lombardia e Puglia. L'operazione, chiamata in codice 'Araba Fenice', ha permesso di smantellare un criminale 'misto' composto dalla compartecipazione economica di diverse cosche reggine di ’ndrangheta (Ficara-Latella, Rosmini, Fontana Saraceno, "Ficareddi", Condello, Micolò Serraino), in grado di condizionare la gestione dell'edilizia privata di Reggio Calabria tramite una serie di imprese, tutte legate, direttamente o indirettamente, alle più note famiglie di ’ndrangheta operanti in città. Tutte erano inoltre impegnate in un vorticoso sistema di fatturazione per operazioni inesistenti. Uno degli affari sottoposti a indagine riguardava un investimento degli imprenditori edili reggini Calabrò per la costruzione di un complesso edilizio su una proprietà di Rocco Musolino, personaggio già noto alle cronache giudiziarie nei confronti del quale lo scorso mese di marzo erano stati sequestrati beni per 150 milioni di euro. In cambio, Musolino avrebbe ottenuto il 24% degli immobili realizzati. Anche in questo caso, per il buon esito dell'affare, gli imprenditori si sono rivolti a personaggi vicini alle cosche di 'ndrangheta per le forniture e l'esecuzione dei lavori.