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Salute: 1 paziente su 3 boccia cibi in ospedale, rischio malnutrizione

domenica 25 novembre 2012
Salute: 1 paziente su 3 boccia cibi in ospedale, rischio malnutrizione

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Roma, 23 nov. - (Adnkronos Salute) - Rischio malnutrizione negli ospedali italiani, soprattutto per i ricoverati piu' fragili e anziani. L'attenzione alla dieta dei pazienti e' infatti ancora scarsa. Nel nostro Paese appena il 10% delle strutture ospedaliere, concentrate in particolare al Nord, puo' contare su un servizio di nutrizione clinica. E mentre nei casi di eccellenza i malati possono usufruire di diete personalizzate, per la maggioranza dei ricoverati le pietanze sono 'standard', e non sempre servite con le dovute accortezze. Con il risultato che i cibi vengono bocciati in un caso su tre, secondo uno studio dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni. La bocciatura da parte dei pazienti non sembra pero' solo una conseguenza di piatti poco gustosi, cibi caldi ma serviti freddi o in orari non adeguati. Come spiega all'Adnkronos Salute Riccardo Caccialanza, responsabile del servizio di dietetica dell'ospedale San Matteo di Pavia e segretario nazionale della Societa' italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (Sinpe) - "questa bocciatura, se bocciatura la si puo' chiamare, e' in parte si' dovuta allo scarso gradimento della qualita' del cibo, ma in parte anche alle oggettive difficolta' di alcuni pazienti che, per le condizioni in cui versano, non riescono a gustare i pasti". Caccialanza e' anche l'autore di uno studio che ha valutato oltre 1.200 pazienti, dall'ingresso in ospedale alle dimissioni, che conferma di fatto i dati dell'Osservatorio: "Dal 30 al 50% dei pazienti ricoverati ha gia', all'accettazione, un rischio di malnutrizione". Un problema legato "sicuramente alle patologie - aggiunge l'esperto - ma anche alla scarsa attenzione all'alimentazione nell'assistenza territoriale e a casa. I pazienti anziani, che vivono con la pensione minima, fanno fatica ad alimentarsi bene". Secondo l'esperto, "in Italia bisognerebbe migliorare la cultura dell'alimentazione in ospedale, se ne ricaverebbero vantaggi per la salute dei pazienti e per le casse dello Stato, perche' in molti casi una dieta adeguata puo' ridurre le giornate e i costi di ricovero". (segue)