Udine, 12 set. - (Adnkronos) - Il portavoce di uno dei Centri islamici di Udine, l'algerino Bouraoui Slatni, non crede che possa essere stato il film su Maometto a scatenare la violenza in Libia e in Egitto, e delinea due scenari. "Chi puo' preparare un attentato cosi' perfetto e disastroso in poche ore?", si chiede Slatni, interpellato dall'Adnkronos, riferendosi a quanto accaduto a Bengasi. "Puo' darsi - prosegue che ci sia la mano degli amici di Gheddafi, servizi segreti, tribu', uomini della sua ex armata, che vogliono mettere in crisi il governo libico che sta lavorando bene, sodo, e non a caso hanno scelto la data dell'11 settembre". "Non credo - aggiunge - che all'improvviso a causa di un film si mettano delle bombe contro gli americani. Io penso - continua - che tra qualche giorno qualcuno rivendichera' l'attentato". La seconda ipotesi delineata dal portavoce, che in Italia lavora come mediatore linguistico e come insegnante precario di inglese, e' che in effetti dietro le violenze di Bengasi vi siano dei gruppi islamici, "come risposta - spiega - alle bombe sganciate in Afghanistan dai droni e, anche se nessuno lo sa, ai bombardamenti sempre da parte dei droni americani in Yemen, la' dove vivono i sunniti. Con gli Usa - prosegue - la guerra e' ancora aperta". "L'Islam dice che non si attaccano i civili e l'ambasciata e' una struttura civile, potevano morire anche i libici", afferma Slatni, che prende le distanze dalle uccisioni chiedendo, "In quali culture e' giusto uccidere gli altri?". Il portavoce separa invece fatti della Libia dalle violenze in Egitto, poiche' ritiene non vi sia al momento un collegamento.




