(Adnkronos) - Le mail piene di insulti inviate ai diretti superiori - come ricostruisce la sentenza 14995 della sezione Lavoro - erano state inviate "lucidamente" dal dipendente che, come sostenuto dalla difesa, voleva appunto manifestare per iscritto tutto il disappunto per l' emarginazione subita. Il licenziamento era scattato il 22 luglio 2005 ed era stato convalidato sia dal Tribunale che dalla Corte d'appello della capitale (26 marzo 2010). Inutile il ricorso del lavoratore in Cassazione volto a riottenere il posto di lavoro. Piazza Cavour ha respinto la tesi difensiva di Marco S. e ha osservato che "la corte d'appello, dopo avere evidenziato il contenuto offensivo del messaggio e la sua diffusione tra piu' persone che non erano solo i diretti destinatari, ha spiegato, con motivazione congrua, che erano condivisibili le argomentazioni sul carattere proporzionato della sua sanzione esplusiva, in considerazione delle gravita' delle espressioni usate che travalicano il diritto di cronaca". Il dipendente dovra' sborsare anche tremila euro per le spese processuali.



