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Giorgia Meloni, l'audacia della cravatta: come ha conquistato tutti a Evian

di Daniela Mastromatteimercoledì 17 giugno 2026
Giorgia Meloni, l'audacia della cravatta: come ha conquistato tutti a Evian

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La politica è fatta di decisioni. Ma anche di dettagli. A volte bastano pochi centimetri di tessuto per raccontare un cambiamento culturale più di cento discorsi ufficiali. Al G7 di Evian, mentre i leader mondiali discutono di guerre, economia e nuovi equilibri geopolitici, Giorgia Meloni entra nella sala dei lavori con un look che non passa inosservato. Tailleur pantalone chiaro e cravatta tono su tono. Piccola, discreta, quasi mimetizzata nel colore dell’abito.

Eppure impossibile da ignorare. Perché la cravatta è stata per secoli il distintivo del potere maschile. Il simbolo dell’autorità, della gerarchia, della credibilità pubblica. Il segno visibile di chi occupava la stanza dei bottoni. E allora la domanda nasce spontanea. La Meloni segue una tendenza della moda o sta mandando un messaggio politico? Probabilmente entrambe le cose.

La moda, del resto, anticipa sempre ciò che la società sta per diventare. E negli ultimi anni le passerelle internazionali hanno riportato in auge il guardaroba maschile reinterpretato al femminile. Giacche strutturate, spalle importanti, completi sartoriali e naturalmente cravatte. Da Parigi a Milano, da New York a Londra, il cosiddetto power dressing è tornato protagonista. Solo che qui non siamo in passerella. Siamo al G7. E quando una premier sceglie di indossare una cravatta davanti ai leader del pianeta (quasi tutti uomini) forse il gesto assume inevitabilmente un significato che va oltre lo stile. Meloni sembra dire una cosa molto semplice: non ho bisogno di imitare gli uomini, ma posso utilizzare i simboli del potere senza rinunciare alla mia identità. È una differenza sottile.

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Per anni le donne se apparivano troppo femminili venivano considerate poco autorevoli. Se adottavano codici troppo maschili venivano accusate di voler imitare gli uomini. Una partita impossibile da vincere. La nostra premier sembra aver trovato una terza via. Non rinuncia alla femminilità e non la esaspera. La governa. La cravatta dunque non cancella la donna, ne rafforza il ruolo. La leader di Fi sembra aver trovato nella sobrietà la propria cifra stilistica: niente eccessi, niente lusso ostentato. Solo un dettaglio capace di accendere il dibattito. Ed è qui che il linguaggio della moda incontra quello della politica. La cravatta di Giorgia non è una provocazione. È una dichiarazione. Dice che la leadership femminile del 2026 non sente più il bisogno di chiedere permesso.