(Adnkronos) - Secondo i curatori del libro, si puo' ritenere mafia la "violenza di relazioni", cioe' una violenza in grado di stabilire contatti, rapporti, e cointeressenze con coloro che detengono il potere ufficiale, sia politico, economico e religioso, che formalmente dovrebbero reprimerla e tenerla a distanza. Percio' viene contestato ampiamente il luogo comune delle mafie come antistato, come antisistema. E' stato proprio questo luogo comune a tenere per anni in ombra il vero motivo del successo delle mafie. Mentre alcune forme di violenza e di contestazione armata del potere costituito si sono manifestate contro le leggi e contro la visione unitaria dello Stato e percio' alla fine sono state sconfitte, le mafie -rimarca questo contributo- hanno usato una violenza non di contrapposizione, non di scontro frontale, ma di integrazione, interna cioe' alla politica e al potere ufficiale. Dunque, per mafia si deve intendere una violenza di relazione e di integrazione. In questa loro caratteristica consiste la ragione del loro perdurante successo. Il volume raccoglie, tra gli altri, i contributi di Raffaele Cantone ('I Casalesi. Nascita ed evoluzione'), Piero Grasso ('Il maxiprocesso di Palermo. Storia e ricordi'), Gianfranco Manfredi ('La tavola dei boss').



