(Adnkronos) - A seguito dell'esecuzione dei fermi, poi tramutati in ordinanza di custodia cautelare in carcere dall'Ufficio del gip di Brindisi, Mezzolla e Librato erano stati rimessi in liberta' dal Tribunale del Riesame a causa di un vizio formale del provvedimento lo scorso 16 ottobre. Immediatamente la Direzione distrettuale Antimafia di Lecce, che nel frattempo aveva avocato a se' il fascicolo poiche' erano stati ravvisati gli estremi del concorso esterno di tipo mafioso, ha riproposto una nuova richiesta di custodia cautelare che ha trovato accoglimento da parte del Tribunale di Lecce a solo un mese di distanza dalla scarcerazione. Infatti dall'esame delle indagini e' stato riscontrato che i due arrestati si erano avvalsi delle condizioni di cui all'articolo 416 bis del codice penale, sfruttando il potere intimidatorio derivante dalla parentela vantata da Librato, il quale si presentava alle vittime quale cognato di Francesco campana, ritenuto capo della Sacra Corona Unita e per tale motivo in stato di custodia cautelare; inoltre in alcune occasioni Librato avrebbe riferito alle vittime di poter garantire loro protezione da parte di altri pregiudicati oppure minacciandoli di riferire ad altri affiliati al sodalizio mafioso della loro 'scarsa collaborazione' lasciando intendere che se non avessero obbedito alle sue richiesta vi sarebbero state sicure ritorsioni. Per le vittime sono state gia' avviate le pratiche relative all'accesso al Fondo Vittime di Usura con la collaborazione della Associazione Antiracket di Francavilla Fontana.




