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Le divise "salvavita" arrivano in corsia

venerdì 23 gennaio 2026
Le divise "salvavita" arrivano in corsia

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In Italia le infezioni correlate all’assistenza sono associate, secondo le stime disponibili, a circa 11.000 decessi ogni anno. L’impatto economico è rilevante: i costi diretti vengono stimati tra 783 milioni e 2,5 miliardi di euro annui, a cui si aggiungono degenze più lunghe e un maggiore impiego di risorse ospedaliere. In questo quadro, anche strumenti apparentemente “semplici” come le divise possono contribuire alla prevenzione e, nei contesti più esposti, aiutare a salvare vite riducendo la contaminazione e il rischio di trasmissione.

Con questa impostazione, il Policlinico universitario “Paolo Giaccone” di Palermo ha concluso una gara per la fornitura di nuove divise sanitarie, introducendo requisiti tecnici avanzati soprattutto per i reparti ad alto rischio. Il capitolato ha richiesto capi realizzati con tessuti idrorepellenti e traspiranti, adatti a turni prolungati e a lavaggi frequenti. Tra le condizioni principali figurano: riutilizzo per almeno 100 lavaggi, prestazioni costanti nel tempo e tracciabilità individuale tramite microchip. É stata inoltre prevista la certificazione come DPI di categoria I, un’efficacia antibatterica e antivirale conforme agli standard ISO.
La gara si colloca anche nel solco delle indicazioni tecniche riportate da INAIL nel documento pubblicato a gennaio 2025 sulle misure di sicurezza, che richiama l’utilità di soluzioni evolute per la protezione continuativa del personale sanitario. Così come nell’Ordine del giorno a firma dell’On. Luciano Ciocchetti approvato alla Camera nell’aprile del 2024, in cui si affrontava proprio il tema delle ICA e si sollecitava l’adozione di divise più sicure.
L’affidamento al Giaccone è stato assegnato alla società LCM, che insieme all’azienda produttrice Erreà, ha sviluppato divise innovative, prevalentemente in poliestere, ma trattate con nanoparticelle di ossido di zinco. Le proprietà antimicrobiche sono state riconosciute dall’Istituto Superiore di Sanità e, in base alle caratteristiche dichiarate, l’abbattimento della contaminazione batterica può arrivare a quasi il 100% degli agenti patogeni, mantenendo l’efficacia anche dopo numerosi cicli di lavaggio.
Il caso di Palermo é significativo perché porta in una gara pubblica criteri qualitativi e di sicurezza mai visti prima, spostando l’attenzione su questi indumenti dal solo costo, alla sicurezza reale in corsia. Un’impostazione che dovrebbe essere replicata ovunque, soprattutto dove la prevenzione delle infezioni è fondamentale per salvare i nostri angeli in corsia e i pazienti più vulnerabili. Altrimenti lezioni come la crisi sanitaria da Coronavirus rischiano di essere state vane.