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Geely racconta il suo gruppo industriale: da Volvo a Lotus, l'eredità che porta in Italia una nuova idea di auto

Mentre l'auto ibrida ed elettrica cresce nel mercato italiano, un marchio cinese ancora poco conosciuto entra in gioco con alle spalle un gruppo globale dalle radici europee e una parte del design firmata a Milano.
mercoledì 22 luglio 2026
Geely racconta il suo gruppo industriale: da Volvo a Lotus, l'eredità che porta in Italia una nuova idea di auto

4' di lettura

L'auto ibrida ed elettrica non è più una curiosità. In Italia, nel 2025, le ibride sono state la motorizzazione più venduta, con una quota intorno al 45%, mentre le vetture alla spina, elettriche e ibride plug-in insieme, hanno superato per la prima volta la soglia del 10%, fermandosi al 12,8% (dati UNRAE). Resta un mercato in ritardo sulla media europea, vicina al 31%, ma in movimento: nei primi mesi del 2026 le ricaricabili hanno già oltrepassato il 15% delle immatricolazioni. E in questa corsa i marchi cinesi pesano sempre di più, conquistando quote a ritmo serrato e portando in Italia nomi fino a poco prima sconosciuti.

In questo scenario è entrata a fine 2025 anche Geely Italia, marchio cinese con una gamma fatta solo di modelli elettrici e ibridi. Dietro c'è un gruppo industriale con radici in Europa più profonde di quanto il nome lasci immaginare.

Dalla Cina a Volvo e Lotus

La storia comincia nel 1986, in Cina. Geely entra nel settore dell'auto nel 1997, costruisce la sua prima vettura l'anno dopo e diventa la prima casa automobilistica privata del Paese. Poi arriva lo snodo che cambia tutto. «Il momento decisivo è il 2010, quando abbiamo rilevato da Ford il 100% di Volvo Cars, la casa svedese sinonimo di sicurezza», racconta Marco Santucci, Managing Director Jameel Motors per Geely e Zeekr. «Sette anni dopo abbiamo preso la maggioranza di Lotus, lo storico marchio sportivo britannico: due nomi che hanno fatto la storia dell'automobile europea e che oggi fanno parte della nostra famiglia». Oggi Geely possiede Volvo e Lotus, e l'acquisto della casa svedese, all'epoca giudicato azzardato, si è rivelato la mossa che le ha aperto la porta della tecnologia e della credibilità europea.

Da quelle acquisizioni è nato un ecosistema più ampio, riunito sotto la capogruppo Zhejiang Geely Holding. Ne fanno parte anche Polestar, smart (in joint venture con Mercedes-Benz), Lynk & Co, Zeekr e una quota in Aston Martin. Un portafoglio che va dal lusso alla mobilità di tutti i giorni.

Le radici europee e il design che nasce a Milano

Una parte del lavoro creativo nasce in Europa. La rete globale del design Geely conta cinque studi di stile: Shanghai, Ningbo, Göteborg, Coventry e Milano. Il capoluogo lombardo, dal 2023, ospita il Geely Innovation Design Center Italy, nella Torre Diamante di Porta Nuova, uno dei cinque studi del gruppo nel mondo. Qui si lavora su concept e modelli di serie, con l'idea di unire la cura italiana per le proporzioni e la luce alla tecnologia del gruppo.

«Abbiamo scelto l'Italia perché è la patria del design automobilistico: una parte della nostra identità estetica parla italiano», spiega Santucci.

Per il gruppo, l'arrivo nel nostro Paese ha quindi un valore che va oltre i numeri: è anche un ritorno nei luoghi dove le sue vetture vengono disegnate.

I numeri della crescita

I conti danno la misura della divisione quotata. Geely Auto, la società di Hong Kong che riunisce i marchi Geely, Lynk & Co e Zeekr ed è quotata in Borsa dal 2005, nel 2025 ha registrato ricavi record per 345,2 miliardi di yuan (+25%), con 3,02 milioni di veicoli consegnati nel mondo, di cui 1,68 milioni elettrici o ibridi (+90%). Sono i numeri della società quotata, che non comprendono i volumi di Volvo e Lotus, controllate direttamente dalla capogruppo. A sostenere la crescita, sempre secondo i dati aziendali, decine di migliaia di dipendenti e investimenti in ricerca e sviluppo superiori ai venti miliardi di yuan l'anno, distribuiti su una rete di stabilimenti. Numeri che collocano Geely tra i maggiori costruttori al mondo, in piena espansione anche fuori dalla Cina.

L'offerta italiana

Su queste basi nasce la proposta per il nostro Paese. Il debutto è affidato a due modelli, presto tre: la Starray EM-i, SUV ibrido plug-in, e la EX5, SUV elettrico, a cui si aggiunge la E2, compatta elettrica presentata in anteprima alla Milano Design Week 2026 e attesa nei concessionari nella seconda metà dell'anno. La distribuzione è affidata a Jameel Motors Italia, del gruppo Abdul Latif Jameel, attivo da oltre ottant'anni nella mobilità. «La nostra rete cresce in fretta: dopo gli showroom di Milano e Roma puntiamo a circa cento punti vendita e assistenza in tutta la penisola», aggiunge Santucci. La garanzia ufficiale è di sei anni, estesa a otto sulle batterie. Sono vetture pensate per usi diversi, dal plug-in per chi non vuole rinunciare alla benzina nei viaggi lunghi all'elettrico puro, fino alla compatta per la città.

L'idea di auto che ne emerge è quella di una proposta che punta su tecnologia e qualità a un prezzo competitivo, con un occhio costante all'accessibilità.

Resta, sullo sfondo, un'eredità industriale che parla svedese, britannica e italiana quanto cinese. Per Geely, l'arrivo nel nostro Paese vale anche come un ritorno nei luoghi dove le sue auto prendono forma.