Tre anni di violenza, machete, pistole, due iniziative non autorizzate e il sospetto di una lotta per le piazze della droga: le domande che ora la Procura chiarirà.
Rozzano ha vissuto giorni molto difficili.
Giorni nei quali la legittima richiesta di sicurezza di tanti cittadini si è intrecciata con episodi di violenza, mobilitazioni spontanee, quelle che sono state definite “ronde”, la presenza in strada anche di persone con precedenti penali e, infine, una terza manifestazione completamente diversa dalle precedenti, autorizzata e pacifica.
Ora sulla vicenda stanno lavorando i Carabinieri e la Procura di Milano.
E forse, per comprendere davvero ciò che è successo, bisogna evitare due errori opposti.
Il primo sarebbe criminalizzare indistintamente tutti i cittadini che sono scesi in strada per chiedere sicurezza.
Il secondo sarebbe ignorare le domande che emergono dalle cronache e dalle stesse indagini sul possibile intreccio tra quelle proteste e gli interessi legati alle piazze dello spaccio.
Perché manifestare pacificamente è un diritto.
Chiedere sicurezza è un diritto.
Ma la giustizia privata non lo è.
E soprattutto una cosa è chiedere che lo Stato liberi un territorio dalla criminalità; un’altra, completamente diversa, sarebbe utilizzare l’esasperazione della popolazione per regolare eventuali conti tra gruppi criminali.
C’è da precisare che le prime dye inattive o ronde non erano state autorizzate per cui illegali.
Partiamo da un dato che deve essere sottolineato con chiarezza.
Le prime due iniziative non erano state autorizzate.
ANSA le ha definite “ronde spontanee non autorizzate”, svoltesi mercoledì e giovedì sera e caratterizzate anche da momenti di forte tensione e da aggressioni ai danni di cittadini nordafricani.
Tutto prende origine mercoledì mattina.
Una donna di 40 anni viene strattonata da un marocchino di 24 anni e successivamente soccorsa. L’uomo viene individuato e picchiato da alcuni passanti.
La notizia corre rapidamente nel quartiere attraverso il passaparola.
La sera circa cento persone scendono in strada. Quello che nasce come raduno spontaneo si trasforma in una ronda non autorizzata.
Il 24enne viene nuovamente individuato e malmenato. Un altro cittadino marocchino, che si trovava in stato di ebbrezza, viene a sua volta aggredito. I Carabinieri identificano due persone in relazione a uno degli episodi come scrive il corriere di milano.
Qui bisogna tracciare una linea chiarissima.
Manifestare per chiedere sicurezza è legittimo. Picchiare qualcuno per strada non lo è.
E le responsabilità, naturalmente, sono individuali e devono essere accertate dalla magistratura.
La sera successiva la mobilitazione cresce.
Secondo il Corriere della Sera, circa duecento persone attraversano il quadrilatero delle case popolari Aler e arrivano davanti al Comune.
Molti dei partecipanti respingono la definizione di “ronda”. Dicono di essere cittadini esasperati, di volersi riappropriare pacificamente dei propri spazi e di chiedere maggiore sicurezza.
Ci sono famiglie, donne, bambini e anche persone che in passato hanno avuto problemi con la giustizia. (Corriere Milano)
Ed è proprio su quest’ultimo elemento che occorre essere rigorosi. Un pregiudicati ha diritto di protestare.
La presenza di persone con precedenti penali a una manifestazione non costituisce di per sé alcun reato e non dimostra l’esistenza di alcun progetto criminale.
Chi in passato ha avuto problemi con la giustizia può essere un padre, un marito, un residente che vuole maggiore sicurezza per sé e per la propria famiglia.
Può manifestare pacificamente come qualsiasi altro cittadino, nei limiti previsti dalla legge.
Lo stesso assessore alla Polizia locale Domenico Anselmo ha dichiarato al Corriere che tra i partecipanti c’erano anche persone che avevano sbagliato in passato, ma ha escluso che a guidare la piazza fossero i pregiudicati storici di Rozzano. (Corriere Milano)
Questo elemento va riportato perché rappresenta un importante contrappeso rispetto a un’altra ipotesi, molto più delicata.
Il sospetto: dietro la protesta anche una lotta per lo spaccio ? Il Corriere della Sera ha riferito che polizia e carabinieri starebbero considerando anche il sospetto che dietro un’eventuale strumentalizzazione della richiesta di sicurezza possa esserci una lotta contro i pusher stranieri per il controllo delle piazze di spaccio.
Il quotidiano riferisce, più precisamente, del sospetto che qualcuno possa avere interesse a liberare determinate piazze dai gruppi nordafricani e riprendere il controllo del mercato della droga.
È un passaggio estremamente delicato.
E proprio per questo le parole devono essere pesate.
È un’ipotesi investigativa riportata dalla stampa. Non è un fatto accertato.
Non possiamo affermare che la criminalità italiana abbia organizzato le ronde.
Non possiamo affermare che le persone con precedenti presenti nelle manifestazioni fossero lì per difendere interessi criminali.
Non possiamo trasformare un sospetto in una sentenza.
Ma possiamo porre delle domande.
E oggi quelle domande diventano ancora più rilevanti.
La Procura indaga anche sulle piazze di spaccio.
Il 21 settembre la Procura di Milano ha aperto un fascicolo sulle tensioni avvenute a Rozzano.
Al momento risultano due persone indagate per percosse con l’aggravante dell’odio razziale.
Essere indagati non significa naturalmente essere colpevoli: siamo nella fase delle indagini e ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti.
Ma c’è un elemento dell’inchiesta che merita particolare attenzione.
ANSA riferisce che gli accertamenti non riguarderanno soltanto i pestaggi, le presunte ronde e il fenomeno della cosiddetta “giustizia fai da te”.
La Procura vuole fare luce anche sul giro dello spaccio di droga a Rozzano e sui presunti contrasti per la gestione della piazza del traffico degli stupefacenti. (ANSA.it)
E allora la domanda giornalistica diventa inevitabile.
Qualcuno potrebbe aver cavalcato la rabbia dei cittadini ?
È possibile che, accanto alla grande maggioranza di cittadini scesi in strada semplicemente perché esasperati, qualcuno vicino ad ambienti criminali possa aver visto nelle prime due iniziative anche un’opportunità?
È possibile che qualcuno abbia tentato di sfruttare una protesta autentica per mandare contemporaneamente un messaggio a gruppi criminali concorrenti?
E se determinati gruppi criminali stranieri avessero progressivamente conquistato spazio nel mercato della droga, potrebbe qualcuno appartenente o vicino a una criminalità radicata da più tempo sul territorio aver considerato quella presenza una minaccia ai propri affari?
In altre parole, potrebbe qualcuno aver voluto far capire che sul territorio e sulle piazze dello spaccio esistevano già equilibri consolidati?
Sono domande. Non accuse.
Non sappiamo se sia successo.
E saranno esclusivamente i Carabinieri e la magistratura a stabilire se questa ipotesi abbia qualche fondamento oppure debba essere esclusa.
Ma non possiamo ignorare che proprio gli eventuali contrasti per il controllo dello spaccio sono ora entrati ufficialmente nel perimetro degli accertamenti della Procura. (ANSA.it)
Per capire l’esasperazione bisogna tornare indietro di tre anni.
Le tensioni di questi giorni non nascono nel vuoto.
Negli ultimi tre anni Rozzano e le zone immediatamente confinanti sono state teatro di gravissimi episodi di violenza.
Sono vicende diverse.
Non abbiamo elementi per affermare che facciano parte di un’unica guerra criminale e sarebbe scorretto collegarle automaticamente.
Ma sono fatti che aiutano a comprendere perché una parte della popolazione abbia maturato una percezione così forte di insicurezza.
2023:machete e pistole nello scontro tra bande.
Nel 2023 la Polizia di Stato esegue 14 misure cautelari nell’ambito dell’indagine su una violentissima rissa tra gruppi contrapposti.
La ricostruzione ufficiale della Questura di Milano stabilisce che lo scontro era cominciato poche ore prima proprio nel Comune di Rozzano per poi culminare in via Costantino Baroni, al Gratosoglio.
Gli investigatori parlano di uno scontro tra bande di strada per il controllo del territorio nell’area compresa tra Gratosoglio e Rozzano.
Durante la rissa vengono utilizzate armi da fuoco e un machete, con il quale uno dei partecipanti viene gravemente colpito all’occhio. Vengono inoltre esplosi alcuni colpi di pistola. (Polizia di Stato)
Anche qui è necessario evitare qualsiasi semplificazione etnica.
Le 14 persone raggiunte dalle misure cautelari erano italiane, magrebine e albanesi.
Non si trattava quindi semplicemente di italiani contro stranieri.
Ma resta un fatto: machete, pistole e uno scontro che gli investigatori collegarono al controllo del territorio.
2024: un’altro machete.
Passa poco più di un anno.
Il 14 luglio 2024 i Carabinieri intervengono in via delle Peonie, a Rozzano, dopo la segnalazione di una lite.
Quando arrivano trovano un cittadino marocchino di 24 anni mentre sta colpendo con un machete, con una lama di 35 centimetri, un connazionale di 21 anni che si trova già a terra.
Il 24enne tenta di fuggire e oppone resistenza ai militari, ma viene bloccato e arrestato.
La vittima viene trasportata all’ospedale San Carlo con ferite al fianco e alla scapola e successivamente dimessa con una prognosi di 25 giorni.
ANSA riferì inoltre che entrambi avevano precedenti per spaccio.
Anche questo episodio non dimostra alcun collegamento con le vicende di oggi.
Ma è un altro fatto violento entrato nella memoria recente della città.
2026: gli spari a pochi metri da una scuola.
Arriviamo quindi a settembre 2026.
La mattina del 6 settembre viene segnalato un colpo d’arma da fuoco in via Petunie, a pochi metri da una scuola dell’infanzia.
Le insegnanti, dopo aver sentito lo sparo, fanno immediatamente rientrare i bambini e li mettono al sicuro.
Secondo i testimoni citati da Il Giorno, cinque giovani descritti dai presenti come di origine nordafricana vengono visti allontanarsi rapidamente attraverso il Parco 2.
I Carabinieri avviano le indagini anche sull’ipotesi di uno scontro tra bande.
Una successiva e più dettagliata ricostruzione del Corriere della Sera consente però di comprendere meglio quanto sarebbe accaduto.
Il bersaglio sarebbe stato un 25enne marocchino con precedenti per spaccio. Durante il primo agguato di quella mattina il colpo di pistola non lo avrebbe raggiunto e il giovane sarebbe riuscito a fuggire.
La sera dello stesso giorno, però, sarebbe stato nuovamente individuato al Gratosoglio, circondato e violentemente picchiato da un gruppo di connazionali. Sarebbe stato quindi sequestrato, legato e trattenuto per quasi due giorni in un appartamento prima dell’intervento dei Carabinieri.
Un marocchino di 34 anni è stato arrestato in flagranza per sequestro di persona e altre persone sono state denunciate. Gli investigatori stanno lavorando per chiarire il movente, che secondo il Corriere potrebbe essere legato allo spaccio.
È un episodio particolarmente inquietante.
Uno sparo esploso di mattina nelle immediate vicinanze di una scuola, un inseguimento, un successivo pestaggio e un sequestro.
Ma, ancora una volta, sarà l’indagine a stabilire definitivamente responsabilità e movente.
In tre anni, tre segnali criminali che non possono essere ignorati.
Il machete e le pistole dello scontro tra bande del 2023.
Il machete di via delle Peonie nel 2024.
Gli spari, il pestaggio e il sequestro del settembre 2026.
Sono episodi differenti.
Non possiamo trasformarli arbitrariamente nei capitoli di un’unica storia criminale.
Ma possiamo osservare un dato oggettivo: armi da taglio, armi da fuoco, bande, spaccio e controllo del territorio sono comparsi ripetutamente nelle cronache giudiziarie di Rozzano.
Ed è anche alla luce di questa storia recente che bisogna comprendere l’esasperazione di tanti cittadini.
Proprio per questo è fondamentale distinguere la terza serata dalle prime due.
Le prime due iniziative non erano state autorizzate.
La terza manifestazione, invece, era autorizzata e si è svolta pacificamente.
ANSA la descrive come un corteo di segno differente rispetto alle ronde precedenti e riporta le parole del sindaco Mattia Ferretti, che l’ha definita una “passeggiata pacifica e interculturale”.
Il Corriere riferisce inoltre che per questa terza iniziativa era stato inviato il preavviso alla Questura.
È una distinzione sostanziale.
Due prime iniziative non autorizzate e una terza manifestazione autorizzata e pacifica.
Non possiamo mettere nello stesso calderone chi eventualmente abbia commesso aggressioni e le tante famiglie e persone perbene che hanno manifestato senza commettere alcun problema di sicurezza.
C’è infine una sensazione che diversi residenti hanno maturato dopo quelle giornate.
Alcuni gruppi e alcune presenze che venivano associate a situazioni di degrado o spaccio sembrano essere diventati meno visibili.
Ma sarebbe sbagliato trasformare una percezione in un dato accertato.
E sarebbe ancora più sbagliato concludere automaticamente che siano state le ronde a produrre questo risultato.
Perché contemporaneamente lo Stato ha aumentato concretamente la propria presenza sul territorio.
I Carabinieri hanno effettuato un servizio straordinario nelle zone considerate maggiormente problematiche: 57 persone identificate, 21 veicoli e un locale controllati, un arresto per droga e quattro denunce per differenti illeciti. Sono stati inoltre sequestrati stupefacenti e un’arma.
E allora bisogna chiedersi:
che cosa ha determinato la maggiore tranquillità percepita?
La maggiore presenza dei Carabinieri?
L’attenzione mediatica?
La pressione delle indagini?
La paura di essere identificati?
La mobilitazione della popolazione?
Oppure potrebbe essere cambiato temporaneamente qualcosa negli equilibri tra gruppi che gravitano intorno allo spaccio?
Non lo sappiamo.
Ed è proprio per questo che l’inchiesta aperta dalla Procura diventa così importante.
Sicurezza o controllo criminale del territorio?
Qui, a mio giudizio, si trova il punto centrale dell’intera vicenda.
Se le indagini dovessero un giorno dimostrare che qualcuno vicino ad ambienti criminali ha cercato di sfruttare le prime mobilitazioni, ci troveremmo davanti a due realtà completamente opposte che potrebbero essersi incrociate nelle stesse strade.
Da una parte i cittadini perbene che chiedono meno criminalità.
Dall’altra, eventualmente, qualcuno interessato non a eliminare la criminalità, ma semplicemente a stabilire chi debba controllarne gli affari.
La differenza è enorme.
I primi chiedono legalità.
I secondi, qualora questa ipotesi venisse dimostrata, starebbero difendendo interessi criminali.
Ed è proprio per tutelare i primi che bisogna fare completa chiarezza sui secondi.
Chi ha promosso le prime iniziative?
Chi vi ha partecipato?
Qualcuno potrebbe avere tentato di cavalcare una protesta nata dall’esasperazione reale dei residenti?
Esistono contrasti tra gruppi criminali per il controllo delle piazze di spaccio?
E questi eventuali contrasti hanno avuto qualche ruolo in ciò che è successo nelle strade?
Non dobbiamo inventare le risposte.
Dobbiamo pretendere che siano le indagini a darcele.
Massima solidarietà alle
Persone per bene di Rozzano.
Alla fine di questa vicenda una posizione, almeno per chi scrive, rimane chiarissima.
Massima solidarietà alle persone perbene di Rozzano.
Alle famiglie, ai commercianti, ai lavoratori, agli anziani e ai giovani che nulla hanno a che vedere con criminalità e delinquenza e chiedono soltanto di poter vivere serenamente nella propria città.
Solidarietà alle vittime innocenti delle aggressioni e a chi ha vissuto sulla propria pelle paura e violenza.
E questa solidarietà deve valere indipendentemente dalla nazionalità di una persona.
Perché la criminalità non ha passaporto.
La responsabilità di un reato appartiene a chi lo commette, non alla comunità dalla quale proviene.
Un riconoscimento particolare va all’Arma dei Carabinieri, che in queste giornate sta svolgendo un lavoro fondamentale e particolarmente delicato.
Controllare il territorio.
Prevenire nuove violenze.
Proteggere i cittadini.
Impedire che l’esasperazione degeneri nella giustizia privata.
E contemporaneamente ricostruire quanto realmente accaduto e raccogliere gli elementi necessari affinché la magistratura possa fare piena luce sui fatti.
I controlli straordinari effettuati in questi giorni dopo le ronde testimoniano concretamente l’intensificazione dell’attività sul territorio.
E piena fiducia va riposta anche nel lavoro della Procura di Milano e della magistratura.
Non possiamo anticipare l’esito delle indagini.
Non possiamo decidere noi chi sia colpevole.
Possiamo però auspicare che Carabinieri e magistratura riescano a ricostruire fino in fondo questa complessa vicenda, individuando sulla base delle prove gli eventuali responsabili dei reati e portandoli davanti alla giustizia, nel pieno rispetto delle garanzie previste dalla legge.
Perché Rozzano non deve scegliere tra criminalità italiana e criminalità straniera.
Non deve scegliere chi debba comandare una piazza di spaccio.
Rozzano deve pretendere che non la comandi nessuna criminalità.
La sicurezza appartiene ai cittadini.
Il controllo del territorio appartiene allo Stato.
Le indagini spettano alle forze dell’ordine.
La giustizia spetta alla magistratura.
Una città può e deve alzare la voce quando ha paura.
Può chiedere più Carabinieri.
Può chiedere più controlli.
Può chiedere che chi delinque venga individuato e processato.
Ma la risposta alla criminalità non può essere un’altra criminalità.
E non può essere la giustizia privata.
Deve essere lo Stato.
Oggi Rozzano sembra vivere qualche giornata di maggiore tranquillità.
Rimane allora un’ultima domanda:
per quanto?
La risposta non dovranno darla le ronde.
Non dovranno darla le bande.
Non dovranno darla gli equilibri delle piazze dello spaccio.
Dovranno darla lo Stato, la presenza costante delle forze dell’ordine e il lavoro della magistratura.
Perché è questa la Rozzano che le persone perbene hanno il diritto di pretendere. E hanno il diritto
di dire basta a bande di spacciatori, a chi usa le
Armi per intimidire e ferire,
a chi pensa che con la violenza e la sopraffazione possa governare una città.
Tutta questa violenza va combattuta senza se e senza ma. Perché Rozzano come ogni altra città appartiene alle persone per bene e non a chi semina odio e violenza. Ricordo in una manifestazione nella quale i cittadini onesti cantavano tutti insieme e che credo calzi perfettamente in questo momento storico molto delicato che sta interessando la città : Rozzano e’ nostra e non di cosa nostra, intesa come criminalità.




