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Luca Palamara smaschera le toghe rosse: "Favorevoli alla riforma, ma votano No contro Meloni"

di Elisa Calessimartedì 10 marzo 2026
Luca Palamara smaschera le toghe rosse: "Favorevoli alla riforma, ma votano No contro Meloni"

4' di lettura

«Se introduci il sorteggio non c’è più il vincolo di appartenenza, non sei più obbligato a nominare i tuoi, come invece accade ora per cui se ci sono nove nomine, faccio tre a me, tre a te e tre a un altro. Per cui in certi posti era impensabile andasse uno di destra. Ogni riferimento alla procura di Milano è casuale...».

La spiega così, Luca Palamara, con la banalità e la testardaggine dei fatti, quelli vissuti da componente del Csm e da presidente dell’Anm, la ragione per cui è sacrosanto introdurre quel sorteggio previsto dalla riforma su cui si esprimerà il referendum del 22 e 23 marzo e che, ora, tanti sostenitori del No considerano un attentato all’indipendenza della magistratura. L’ex magistrato («ma io mi sento sempre un magistrato», dice) ne parla all’evento organizzato a Roma da Lettera 150, think tank che si è formato durante il periodo del Covid “per suggerire un approccio razionale e strategico all’emergenza” e di cui fanno parte scienziati, giuristi, economisti, storici, giudici. Lo incalza Mario Sechi, direttore di questo giornale.

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«Al di là delle contrapposizioni politiche», dice Palamara, «dopo 78 anni dall’entrata in vigore della Costituzione si può ragionare su cosa ha funzionato e cosa no. C’è un sistema che per tanto tempo ha governato la magistratura che oggi ha fallito e non è più accettabile e bisogna dunque trovare un rimedio per avere una magistratura non più politicizzata». A proposito degli allarmi paventati da una parte delle toghe, Palamara commenta che «l’intelligentia della magistratura rievoca i fantasmi del passato, l’uomo solo al comando, i pieni poteri, fino a sostenere menzogne». Al tavolo ci sono Claudio Durigon, Lega, organizzatore dell’evento e il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.

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La stessa vicenda giudiziaria di Palamara testimonia dei mali della giustizia: tutti i procedimenti penali e civili intentati contro di lui, circa una trentina, racconta, si stanno concludendo nel nulla. Rievocando i fatti di cui è stato protagonista, parla più volte di «ipocrisia». Tornando all’attualità, spiega che i punti centrali della riforma sono 4: separazione carriere, Csm, sorteggio e Alta Corte disciplinare. «Tanti magistrati sostenevano la separazione delle carriere. Quando poi la riforma è stata presentata da un governo non di sinistra, è stata ostacolata». Racconta, poi, la sua esperienza: «Io da pm nominavo chi doveva diventare giudice di un tribunale». Lo sdoppiamento dei Csm «spezza questa possibilità». Il fronte del No sostiene che il giorno dopo l’approvazione di questa riforma, la politica controllerà la giustizia. «Viene utilizzato questo argomento per suggestionare». Ma oggi come funziona? Palamara: «Per comporre il Csm devi essere indicato da una corrente. Se no, non sei eletto. A quel punto, se poi non rispondi alla parte che ti ha votato, la volta dopo perdi potere e consenso. Inevitabilmente sei portato a nominare i tuoi, a proteggerli quando devono essere valutati e a tutelarli se sono passibili di sanzioni». Ha poi ricordato che, quando era presidente dell’Anm, il sorteggio era la riforma che già allora si temeva di più. Tanto che i magistrati a favore del sorteggio li facevamo parlare alla fine dei convegni, perché la proposta non attecchisse».

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Questo è il cuore della riforma: «Se introduci il sorteggio non c’è più il vincolo di appartenenza, non sei più obbligato a nominare i tuoi». Stesso meccanismo vale per l’azione disciplinare. «Se io giudico male un magistrato, la prossima volta non mi votano più». Ha contestato, poi, l’affermazione che solo 2mila magistrati fanno parte delle correnti. «La quasi totalità dei magistrati appartiene all’Anm. All’interno ci sono le correnti. La più strutturata è quella di Magistratura democratica e di Area, le uniche che chiedono un’iscrizione. Le altre giocano sul consenso». Se passa questa riforma, conclude, «i magistrati avranno la possibilità di essere valorizzati senza vincolo di appartenenza».

A chiudere è stato il ministro Valditara che ha definito «irricevibili» i toni usati dal fronte del No. E ha difeso la scelta del sorteggio: «Le elezioni sono funzionali alla rappresentanza di interessi. Tu eleggi un parlamentare perché rappresenti certi interessi, ma se io vengo eletto al Csm, quando si tratta di decidere per la carriera di un magistrato, per il trasferimento o per la sanzione disciplinare di un collega, io devo rappresentare i suoi interessi? Sarebbe il fallimento della democrazia. Ecco perché ci vuole il sorteggio, perché sbaracca il gioco delle correnti». Se dovesse vincere il No, ha concluso il ministro, «vincerebbe il massimalismo, l’estremismo, vincerebbero coloro che danno del bandito a un avversario politico e noi non lo vogliamo perché siamo sinceri democratici, perché amiamo la nostra Costituzione e vogliamo che la magistratura torni a essere un corpo autorevole e rispettato». La scelta del Sì, alla fine, «è quella della libertà, della trasparenza, dell’efficienza», di una magistratura «che sia soggetta soltanto alla legge» e non «a logiche di casta».