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Referendum giustizia, chi evoca Falcone per "difendere" il Csm dimentica il passato

In certi momenti la battaglia referendaria appare più una partita in cui vince la squadra che fa meno autogoal, che non quella che segna di più
di Fabrizio Cicchittomercoledì 11 marzo 2026
Referendum giustizia, chi evoca Falcone per "difendere" il Csm dimentica il passato

3' di lettura

In certi momenti la battaglia referendaria appare più una partita in cui vince la squadra che fa meno autogoal, che non quella che segna di più. Gli episodi sono innumerevoli, ma noi vogliamo concentrare la nostra attenzione sulla indignazione esplosa per l’uso fatto da Nordio di una infelice battuta del pm Di Matteo secondo la quale il Csm sarebbe stato gestito con metodi paramafiosi. Fra le grida di indignazione una ci ha colpito più delle altre, quella che invocava la memoria di Falcone profanata da quell’insulto al Csm. Quasi che il Csm e Falcone fossero le due facce della stessa medaglia, che il Csm si fosse sempre sbracciato in solidarietà con Falcone.

Le cose purtroppo sono andate in modo opposto. Infatti in molte occasioni i Csm che si sono succeduti hanno maltrattato a tal punto Falcone da spingerlo ad accettare la proposta del ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli di andare a lavorare al ministero alla direzione degli affari penali. Rinfreschiamo la memoria ai “moschettieri del No” (Gratteri, Grasso, Di Matteo): A) Il Csm fece una sorta di processo a Falcone fondato sul nulla, cioè sulle irresponsabili dichiarazioni dell’inquietante Leoluca Orlando, allora leader della Rete che lo aveva accusato di aver nascosto nei suoi cassetti decisivi documenti della mafia: Falcone contrattaccò parlando di «khomeinismo giudiziario». B) Sempre in sede Csm, Elena Paciotti, di Magistratura Democratica, poi parlamentare europea del Pd, sostenne la candidatura dello sconosciuto Meli come consigliere istruttore alla Procura di Palermo contro Giovanni Falcone che grazie ad MD fu battuto.

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C) Quando si aprì la discussione sulla carica di super procuratore antimafia contro Falcone si scatenarono il Pci e Magistratura Democratica. Su l’Unità il Professor Pizzorusso scrisse un articolo che era una requisitoria: «Falcone super procuratore? Non può farlo. Vi dirò perché. Il principale collaboratore del ministro non dà più garanzie di indipendenza». Sulla base di queste valutazioni il Csm bocciò Falcone e scelse Cordova. Le cose purtroppo non si fermarono lì. La nomina di Cordova fu bloccata dalla strage di Capaci che colpì Falcone e la sua scorta. A quel punto alcuni esponenti politici- uomini di governo - proposero di riaprire i termini perla presentazione delle candidatura per consentire a Paolo Borsellino di presentare la propria. L’ineffabile Csm respinse quella proposta. A quel punto, in quei mesi terribili, la questione fu risolta dalla mafia corleonese che a via D’Amelio fece saltare Borsellino e la sua scorta. Questo è stato il comportamento del Csm dominato dall’Anm con le sue correnti, prima nei confronti di Falcone e poi rispetto a Borsellino.

A parte quello che in varie occasioni la figlia di Borsellino, Fiammetta, e altri parenti hanno detto nei confronti di alcuni componenti della Procura di Palermo, vale la pena ricordare agli immemori - che se lo ricordano benissimo - l’invettiva che Ilda Boccassini rivolse nei confronti dei suoi colleghi di Magistratura Democratica nel corso di una assemblea fatta a Milano per ricordare Falcone: «Anche voi avete fatto morire Falcone con la vostra indifferenza e le vostre critiche... Voi che diffidate di lui... E tu Gherardo Colombo, tu che diffidavi di Giovanni, che sei andato a fare al suo funerale? L’ultima ingiustizia l’ha subita proprio da voi di Milano: gli avete mandato una rogatoria per la Svizzera senza gli allegati. Mi telefonò quel giorno e mi disse: “Che tristezza, non si fidano del direttore degli affari penali”». Crediamo che basti e avanzi.

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