Un "attacco senza precedenti nel nostro Paese al principio di autonomia ed indipendenza della magistratura su cui si regge l'effettività della separazione dei poteri”: così Enrico Grosso, presidente del Comitato per il No al referendum della giustizia del 22-23 marzo, ha definito la riforma Nordio, la legge sottoposta alla consultazione elettorale. A suo dire, il disegno di legge di revisione costituzionale “non danneggia i magistrati, ma mette in pericolo la vita individuale e collettiva di tutti i cittadini”.
Intervenuto al XXV congresso di Magistratura Democratica a Roma, Grosso ha poi aggiunto: “Non voglio che i giudici siano ricondotti a quel modello di magistratura gerarchizzata prona alla politica che la Costituzione ha voluto cancellare. Io voglio un giudice che renda davvero giustizia, che sappia tutelare i diritti dei più deboli contro le prepotenze dei più forti, quelli che di un giudice non hanno alcun bisogno perché hanno la forza di farsi giustizia da sé. La Costituzione è un bene comune, è patrimonio immateriale della Repubblica, ricordiamoci chi l’ha scritta, chi erano i Costituenti, quale era la loro storia, e cosa hanno voluto lasciare al futuro. Nel dubbio la Costituzione non cambiamola, soprattutto se ci dicono di non preoccuparci. Se ci dicono di non preoccuparci, preoccupiamoci di più”.
Giuliano Pisapia, "voto Sì": l'sms che scatena il terremoto a sinistra
Farà molto male a sinistra la discesa in campo di Giuliano Pisapia. L'ex sindaco di Milano, che nel 2011 lanc...Non molto diverso il ragionamento del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che a Sky Tg24 ha detto: “In questo referendum ci sono due pilastri che si toccano, uno è separare il pubblico ministero del giudice, quindi toglierlo dalla cultura della giurisdizione: chi è per il sì fa sempre l’esempio della partita di calcio e dice che il giudice è l’arbitro e le squadre sono da un lato il pubblico ministero e dall’altro l’avvocato. Questo esempio non funziona, perché le due squadre di calcio non giocano con le stesse regole perché il pubblico ministero ha l’obbligo di trovare prove a favore dell’indagato, obbligo che non ha l'avvocato, quindi la partita non si gioca con le stesse regole”.




