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Andrea Delmastro e "la manina": ecco tutta la verità sulle foto al ristorante

di Pietro Senaldisabato 21 marzo 2026
Andrea Delmastro e "la manina": ecco tutta la verità sulle foto al ristorante

3' di lettura

La vicenda è destinata a chiarirsi. Quel che conta adesso è non confonderla ulteriormente. Purtroppo, è a questo che mira parte della stampa anti -governativa: gettare fango, alimentare il caos, scrivere cose non vere truccate da imprecisioni, di modo che tutto si complichi e sia più arduo uscire del labirinto.

Stiamo parlando del caso di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia. L’esponente di Fratelli d’Italia è da qualche giorno nel tritacarne. Nel dicembre del 2024, con tre compagni di partito piemontesi e una ragazza di diciotto anni di Roma, ha costituito una società dedita alla ristorazione, la Cinque Forchette, con capitale di diecimila euro, che gestisce il locale “Bisteccheria d’Italia”, in via Tuscolana.

La giovane, proprietaria al 50%, mentre il sottosegretario aveva il 25% delle quote, è Miriam Caroccia, figlia di Mauro, nel cui locale, “Il Baffo”, Delmastro andava talvolta a mangiare. Tra una carbonara e una coratella, nasce l’idea di aprire un nuovo esercizio, viene fondata la società e circa un anno fa si parte.

Tutto crolla quando, il 19 febbraio scorso, Mauro viene condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa: è accusato di essere un prestanome di Michele Senese, capo clan capitolino. Delmastro cade dalle nuvole: otto giorni dopo, il 27 febbraio, vende tutte le sue quote a Donata Pelle, che deteneva il 10% della Cinque Forchette, ma di lì a pochi giorni anche gli altri soci politici cedono, senza incassare un euro, a Miriam Caroccia, che ora è proprietaria unica.

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Una storia che ha avuto una svolta improvvisa, pochi giorni fa, e una reazione repentina da parte di Delmastro. Questo non impedisce però alle testate giornalistiche anti-governative di far circolare notizie tendenziose, in grado di generare equivoci. Come per esempio la foto pubblicata ieri dal Domani e rilanciata da Repubblica, che immortala il sottosegretario mentre cena alle Bisteccherie d’Italia e insinua che l’esponente di Fdi abbia mentito e abbia continuato a frequentare i Caroccia anche dopo la condanna di Mauro.

L’immagine, spacciata come di stretta attualità, risale in realtà a un paio di mesi fa, quando ancora la Cassazione non aveva condannato Mauro in via definitiva. Come pure tende a confondere le carte in tavola la fotografia, continuamente riproposta in questi giorni, che ritrae l’esponente di Fdi insieme al ristoratore nel locale il Baffo: non è attuale ma risale a quasi tre anni fa, ben prima della costituzione delle Cinque Forchette. È doveroso a questo punto chiedersi a chi giovino le disavventure di Delmastro e chi tragga vantaggio dalle insinuazioni e dalle manipolazioni della stampa dei suoi confronti. Naturalmente, sotto l’aspetto politico, l’opposizione ha una freccia al suo arco per attaccare il governo, anche se non ci sono reati attribuibili al sottosegretario. Peraltro, dall’attività delle Bistecchieria d’Italia, gli esponenti di Fdi non hanno guadagnato un euro, perché i soci non si sono mai divisi utili, lasciando tutto in cassa.

Ma i veri beneficiari di questa vicenda sono i mafiosi al 41 bis. Delmastro, nemico giurato della criminalità organizzata e in passato criticato proprio dalla sinistra per i suoi toni troppo duri nei confronti dei boss («non dobbiamo lasciarli respirare», disse, e l’opposizione speculò sostenendo che avrebbe voluto soffocarli) ha in programma di far partire, qualche settimana dopo il referendum, una riforma importante. I detenuti per gravi reati di mafia, attualmente dislocati in dodici carceri, dove soggiornano anche delinquenti comuni, saranno radunati in sette istituti speciali, dedicati solo a loro e sorvegliati non da normali guardie penitenziarie ma dagli agenti del Gom, il gruppo operativo mobile, altamente qualificati e selezionati. Fermare Delmastro significa fermare questa operazione e fare un favore ai boss. Un dietrologo potrebbe anche sostenere che un anno e mezzo fa sia stata tesa una trappola, scattata proprio alla vigilia della rivoluzione che il sottosegretario ha in testa...