L'imam di Torino, Brahim Baya, si è esposto per il "No" al referendum sulla giustizia. E ha invitato i fedeli islamici a seguire il suo esempio e a votare, quindi, di conseguenza. "Mentre nel mondo c’è chi vive sotto le bombe, qui abbiamo ancora la possibilità di scegliere. E questa possibilità non è scontata. Oggi non si vota solo una riforma, si decide da che parte stare. Io ho scelto, anche per Gaza. Vota no". Soltanto che molti di questi hanno condiviso sotto il suo post alcune schede in cabina elettorale. Un illecito a tutti gli effetti.
"Quanto emerso a Torino è di una gravità assoluta - ha spiegato la senatrice di FdI Paola Ambrogio -. Il voto è un atto libero, personale e tutelato da regole precise, che valgono per tutti senza eccezioni. A maggior ragione per un Imam che tifa per i missili iraniani, che elogia i terroristi e che soffia, in un pericoloso sodalizio con antagonisti, anarchici e centri sociali, sulle ceneri sovversive che permeano la sinistra più estrema. Esibire la scheda elettorale sui social, trasformandola in un messaggio politico, significa svilire un momento fondamentale della nostra democrazia. Ancora più preoccupante è il clima di contrapposizione che questo gesto contribuisce ad alimentare. Chi ricopre un ruolo di guida religiosa o sociale ha il dovere di favorire responsabilità, equilibrio e rispetto delle Istituzioni. Invece c'è chi, con l'ombrello protettivo di una certa politica, agisce con sfrontatezza, scavando un solco incolmabile tra comunità. Lo ribadiamo: chi pretende integrazione deve dare rispetto, è condizione imprescindibile".




