Libero logo

La procura vuole Sansonetti in carcere

Un pubblico ministero ha chiesto per il giornalista tre anni e mezzo di galera. Il reato? Esercita il diritto costituzionale alla libertà di stampa
di Pietro Senaldigiovedì 26 marzo 2026
La procura vuole Sansonetti in carcere

3' di lettura

Roberto Maria Ferdinando Scarpinato, siciliano, ha avuto una lunga carriera in magistratura. Prima di approdare in Parlamento, nelle file di Cinque Stelle, ha ricoperto ruoli di primo piano, fino a diventare procuratore generale della Corte d’Appello di Palermo. Piero Sansonetti è un giornalista di lunga e ricca militanza e finanze corte modeste. Una vita all’Unità, della quale è direttore. Si muove per Roma in bicicletta perché non ha l’auto, ha due figli ancora alle elementari, oltre a due più grandi, non è un criminale ma ha lo stipendio pignorato fino al 2091. Cosa accomuna questi due uomini?

Sono come i Duellanti del celebre film di Ridley Scott, solo che il loro campo di battaglia sono le aule giudiziarie. Si inseguono su è giù per l’Italia per avere soddisfazione, animati da una banalità, un affronto, uno screzio, divenuti motivo di odio insanabile. Sansonetti, ogni volta che vede Scarpinato, gli fa sempre la stessa domanda: «Perché, quando era pm a Palermo, chiese l’archiviazione del dossier mafia-appalti, preparato dal colonnello Mario Mori per Giovanni Falcone, al tempo già assassinato, e di cui voleva occuparsi Paolo Borsellino prima di essere anche lui fatto saltare in aria da Cosa Nostra?». La risposta del senatore grillino non cambia mai: una querela, come si il quesito giornalistico contenesse in sé una portata offensiva, un’insinuazione indebita.

Piero Sansonetti, chiesti 3 anni e 6 mesi di prigione: per il pm diffamò Scarpinato

Per il giornalista Piero Sansonetti, coinvolto in un processo per presunta diffamazione ai danni dell'ex pm e&n...

Sansonetti è già stato condannato in primo grado a L’Aquila ma ha rinunciato alla prescrizione, nel frattempo intervenuta, perché vuole vincere in giudizio. Mala svolta della vicenda si è avuta a Lodi, due giorni dopo la vittoria dell’Associazione Nazionale Magistrati nel referendum sulla riforma della giustizia. Un pubblico ministero ha chiesto per il giornalista tre anni e mezzo di galera. Il reato? Esercita il diritto costituzionale alla libertà di stampa. «Continua a scrivere», argomenta infatti il magistrato, chiedendo la condanna, peraltro richiesta anti-costituzionale, visto che la Consulta ha sentenziato che un giornalista non può essere incarcerato per diffamazione. Per fortuna il giudice non ha accolto la domanda mostruosa del suo collega pm- ahinoi, causa bocciatura del referendum, è rimasto tale -. Però ha appioppato al collega nostro una multa importante che non ha tolto il sapore dell’intimidazione alla stampa. Se un giornalista deve pagare, per ora non con la cella, al momento solo paventata dall’accusa, per aver fatto il suo lavoro, ovverosia posto una domanda legittima ancorché sgradita a un ex magistrato sul suo operato, si annunciano tempi bui per l’informazione, e ancora più cupi per i cittadini.

Chi contesta l’operato del potere, e quello in toga lo è, rischia la libertà personale, con tanti saluti allo Stato di diritto. Questa è la morale della vicenda. Ma allora, viene il sospetto, tutta la mobilitazione dell’Anm a cui abbiamo assistito in una delle campagne elettorali più sguaiate, menzognere e faziose della storia repubblicana, non era in difesa dei valori della Costituzione, tra cui la libertà di stampa e di opinione, bensì in difesa della superiorità delle toghe ai principi della Carta e del potere giudiziario rispetto agli altri, non solo quello politico ma anche quello della stampa.

Non vogliamo esprimere giudizi su Scarpinato, peraltro non ce lo possiamo neppure permettere. Ma certo, se come ha detto l’ex presidente dell’Anm, Cesare Parodi, nel momento di andarsene, la magistratura ha bisogno di un rinnovamento ed è auspicabile sia arrivata l’ora del dialogo, il senatore grillino potrebbe dare un segnale. Ritiri le querele a Sansonetti, dia respiro alla stampa. È un uomo di successo e di potere da tutta la vita, può permettersi di non rispondere ma anche di essere giusto con chi chiede.

Sansonetti la spara grossa: "Maduro come Aldo Moro": esplode la polemica

In questa storia della rimozione del regime di Maduro dal Venezuela per mano degli Stati Uniti, la sinistra sta dando un...