Dietro il caso della grazia concessa a Nicole Minetti, ora contestata, ci sarebbe un'istruttoria piuttosto leggera. Proprio quell'istruttoria su cui si fonda l'atto del Presidente della Repubblica che decide di concedere l'atto di clemenza. Nel mirino, in particolare, la tipologia di verifiche realmente svolte. In questo caso, infatti, come si legge sul Tempo, sembra che tutto si sia retto su un impianto documentale fornito dalla stessa difesa della Minetti e su una valutazione qualitativa del suo "stile di vita" successivo alla condanna.
La Procura generale di Milano, nel parere favorevole alla grazia dello scorso 9 gennaio inviato al ministero della Giustizia, ha sottolineato elementi come la "radicale presa di distanza dal passato", l’attuale impegno in attività umanitarie e l’adozione di un minore con gravi problemi di salute. Tutti elementi su cui oggi ci si sta ponendo delle domande, dal momento che al parere dei giudici non sarebbe stato allegato nessun dato. A partire dall’adozione in Uruguay, definita "altamente irregolare" da alcuni media locali. Delle crepe, poi, emergono anche sul fronte sanitario, con gli ospedali italiani citati nella documentazione, Padova e San Raffaele a Milano, che hanno dichiarato di non aver mai avuto in cura il bambino. A tal proposito, è stato spiegato che ci sono stati contatti "diretti" con singoli medici. Gli interrogativi, comunque, restano: come mai delle verifiche più approfondite sul caso non sono state fatte prima?




