Una sentenza della Corte di Cassazione serve un clamoroso assist a chi viaggia in aereo: da oggi potranno ottenere cospicui rimborsi anche in causo di annullamento di un volo a causa del maltempo.
La sentenza segna una svolta nei rapporti tra compagnie e passeggeri, imponendo standard probatori molto più rigorosi a chi intende sottrarsi al pagamento delle compensazioni. Il caso prende le mosse da un volo Ryanair partito da Cracovia e diretto a Bergamo, arrivato con oltre tre ore di ritardo. La compagnia aveva attribuito il disservizio a una fitta nebbia mattutina, sostenendo che l’evento avesse provocato una serie di ritardi a catena lungo l’intera giornata operativa, una tesi inizialmente accolta sia dal giudice di pace sia dal tribunale.
La Suprema Corte ha però ribaltato questa lettura, evidenziando un elemento decisivo: la nebbia si era dissolta intorno alle 9.30, mentre il volo era previsto nel pomeriggio. Un intervallo temporale sufficiente, secondo i giudici, per riorganizzare le operazioni ed evitare conseguenze sul collegamento in questione. L’effetto domino evocato dalla compagnia non è stato supportato da dati concreti, ma solo ipotizzato, e ciò non è stato ritenuto sufficiente.
Voli cancellati per mancanza di carburante? Niente risarcimento
Pessima notizia per i vacanzieri. I passeggeri che quest'estate dovessero vedersi il volo cancellato a causa della c...Con l’ordinanza 9002/2026, pubblicata il 9 aprile, la Cassazione rafforza quanto già previsto dal Regolamento UE 261/2004, chiarendo che per negare il rimborso servono due condizioni concomitanti: la prova di una circostanza eccezionale reale e documentata e la dimostrazione di aver adottato tutte le misure ragionevoli per evitare o contenere il ritardo. Non basta quindi richiamare genericamente il maltempo: occorre ricostruire in modo preciso e verificabile l’impatto di quell’evento sul singolo volo.
Il risultato è che le difese fondate su formule vaghe diventano sempre più fragili. Per i passeggeri, invece, si rafforza la possibilità di ottenere compensazioni fino a 600 euro nei casi previsti dalla normativa europea. In concreto, chi si è visto respingere una richiesta con motivazioni come "maltempo" o "ritardi operativi a catena" può oggi contestare con maggiori possibilità di successo, perché senza riscontri puntuali tali giustificazioni non sono più considerate sufficienti.




