Volevo scrivere qualcosa di diverso, di più leggero, in una giornata segnata dal ricordo dell’11 settembre. Poi mi sono imbattuta in una conferma che nessuno avrebbe voluto avere, nelle 553 pagine della perizia disposta dal gip di Napoli: il piccolo Domenico Caliendo, due anni e mezzo, poteva salvarsi.
La sua storia la ricordiamo: il cuore destinato al trapianto arriva danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto, ma viene impiantato comunque. Poi, invece di collegarlo al Berlin Heart, il cuore artificiale che avrebbe potuto tenerlo in vita in attesa di un secondo trapianto, viene lasciato sull’Ecmo (il macchinario per l’ossigenazione extracorporea) oltre il tempo raccomandato dai protocolli.
Secondo la perizia, con il cuore artificiale Domenico avrebbe potuto salvarsi. Sette medici sono indagati, gli avvocati dei genitori chiedono l’omicidio volontario. Domenico non è morto per l’inesorabilità di una malattia ma per imperizia, negligenza, distrazione o chissà cos’altro. Domenico aveva bisogno che qualcuno facesse la scelta giusta, nel momento giusto. Ora possiamo solo sperare che almeno la giustizia sappia essere giusta con lui.




