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L'inchiesta segreta di Firenze sugli errori dei magistrati

di Giacomo Amadoridomenica 8 novembre 2026
 Toghe

 Toghe (Lapresse)

7' di lettura

Di fronte alle bozze dell’ultimo libro di Raffaele Guadagno, ex cancelliere di Procura e scrittore per passione, viene in mente la frase del filosofo e giurista francese Montesquieu: «Non vi è tirannide più crudele di quella che si esercita all’ombra delle leggi e coi colori della giustizia». L’autore ha lavorato per lungo tempo negli uffici giudiziari di Perugia, dove sono stati trattati notissimi casi di cronaca: l’omicidio di Meredith Kercher, il mostro di Firenze, lo scandalo delle nomine al Csm, le presunte spiate del tenente Pasquale Striano, la fantomatica Loggia Ungheria denunciata dal faccendiere Piero Amara, l’esame d’italiano truccato del calciatore Luis Suárez, il «sequestro» di Alma Shalabayeva e della figlia minorenne, la Sanitopoli umbra, solo per citare i più mediatici.

Ora, a Firenze, è stato aperto un fascicolo d’inchiesta molto delicato sulla gestione di un’indagine da parte dei pm del capoluogo umbro. Un procedimento che potrebbe diventare esplosivo grazie alle rivelazioni proprio di Guadagno, il quale, assistito dall’avvocato Chiara Lazzari, nel frattempo, ha patteggiato una pena per accesso abusivo a banca dati informatica e rivelazione di segreto ed è, successivamente, andato in pensione.

L’ex funzionario amministrativo della Procura, per quasi quattro lustri braccio destro e sinistro di molti pm, sarebbe pronto a raccontare ciò che ha visto in quei corridoi e, soprattutto, ciò che ha fatto su richiesta o nella consapevolezza di alcuni importanti magistrati: nomi di primo piano come Paolo Abbritti, Mario Formisano, Gemma Miliani, Fausto Cardella e Luca Turco, l’ex aggiunto di Firenze, oggi in pensione, noto alle cronache per le sue indagini sulla famiglia Renzi e sugli ipotetici e mai dimostrati legami di Silvio Berlusconi con la mafia.

Guadagno ha preparato, con l’aiuto della giornalista Simona Musco, un memoir da cui emerge come a Perugia, in ripetute occasioni, sarebbero state violate le norme del codice di procedura penale e le garanzie costituzionalmente riconosciute alla difesa. La domanda che sorge spontanea è se ciò che Guadagno si appresta a svelare sia l’eccezione o se, invece, non sia un modus operandi diffuso su larga scala nelle Procure italiane.

Un anno fa un ex maresciallo dei carabinieri del Ros, Orazio Gisabella, sotto processo a Perugia con diverse imputazioni (ad aprile è stato condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi di carcere per concorso in corruzione e accesso abusivo a sistema informatico), ha denunciato una notizia che gli è stata riferita da una fonte ben informata. Ha, infatti, scoperto che mentre indagavano su di lui, i pm avrebbero affidato a Guadagno, che per legge poteva svolgere solo compiti amministrativi, un ruolo di ufficiale di polizia giudiziaria e, contemporaneamente, in modo ancor più singolare, di mediatore o facilitatore per acquisire fonti di prova. In sostanza ne avrebbero fatto una specie di mister Wolf che risolve problemi spinosi. Questo incarico ibrido sarebbe confermato dalle chat sequestrate allo stesso Guadagno durante l’inchiesta che lo ha riguardato e che Gisabella ha consegnato in Procura.

È ormai assodato che Guadagno abbia partecipato alla perquisizione di una giornalista ed ex amica di Gisabella, divenuta testimone dell’accusa dopo l’interruzione dei suoi rapporti con il carabiniere. La donna aveva registrato una conversazione con Valentino Rizzuto, l’imprenditore accusato di avere corrotto Gisabella. L’allora cancelliere era venuto a conoscenza dell’esistenza dell’audio e aveva riferito la cosa in Procura. Dove la notizia aveva scatenato la curiosità degli inquirenti.

Per questo sarebbe iniziata una trattativa, con la mediazione dello stesso Guadagno, per recuperare il file.Si spiegherebbe così la presenza del cancelliere in casa della giornalista il giorno in cui la registrazione è stata acquisita. L’uomo, in un certo senso, doveva garantire che l’operazione fosse poco invasiva.

Anche perché i magistrati non avevano intenzione, come hanno confidato nelle loro chat con Guadagno, di causare incidenti diplomatici con i media. Ma un atto tipicamente «a sorpresa», quale una perquisizione domiciliare e informatica (che, in quanto tale, avrebbe dovuto svolgersi in regime di assoluta segretezza), non poteva essere anticipato al perquisito e affidato (anche) a un funzionario amministrativo. Fatto sta che Gisabella, dopo avere scoperto questa strana presenza, ha preparato un esposto.

IL VERBALE DELL’EX ROS

L’allora procuratore Raffaele Cantone, nella richiesta di archiviazione, sottoscritta il 2 giugno 2025, ha ammesso: «Le indagini svolte sembrano confermare il contenuto della denuncia di Gisabella». Anche se ha definito «l’alterazione», consistita nella mancata indicazione della presenza di Guadagno nel verbale, come «inoffensiva rispetto alla veridicità dell’atto». Insomma, l’intervento di Guadagno poteva essere «inopportuno e forse persino illegittimo», ma non avrebbe modificato l’esito della perquisizione. Il procuratore generale Sergio Sottani, in disaccordo con tale valutazione, ha avocato a sé il procedimento e, immaginando che potessero profilarsi responsabilità penali anche di magistrati in servizio a Perugia, ha disposto la trasmissione del fascicolo avocato a Firenze, competente sulle questioni che riguardano i magistrati del distretto di Perugia.

Dopo l’invio degli atti in Toscana, qualcosa si è mosso: è stato iscritto un fascicolo d’indagine (il 158/2026) sul registro «noti» (ovvero con indagati) e la materia è stata indicata come «procedimento c/o magistrati». Il titolare è il procuratore aggiunto Marilù Gattelli. Gisabella è stato sentito in Procura il 25 giugno scorso e ha denunciato l’anomala partecipazione, non verbalizzata, dell’ex cancelliere alla perquisizione. Una presenza confermata da due testimoni: la stessa giornalista e un tecnico informatico.

Ma le doglianze dell’ex maresciallo non sarebbero finite. Avrebbe denunciato altre irregolarità procedurali: ai testimoni sarebbero state fatte ascoltare telefonate private di Gisabella non inerenti alle indagini, a due testimoni sarebbero stati sottratti i cellulari in modo non ufficiale e una donna sarebbe stata invitata a stare attenta a Gisabella, descritto come un trafficante di droga e armi. Un’affermazione che, se confermata, a giudizio dell’ex militare, potrebbe avere condizionato la serenità e la libertà di testimoniare della signora.

Nella denuncia sono stati riportati anche altri presunti comportamenti anomali riconducibili alla pm Miliani, a tre ufficiali di polizia giudiziaria e a un ulteriore soggetto. La partecipazione di Guadagno alla perquisizione-consegna del 26 marzo 2018 emerge ampiamente nelle chat sequestrate al cancelliere il 13 luglio 2022 dallo stesso Cantone.

Le conversazioni coinvolgono anche uno degli ufficiali di polizia giudiziaria che ha eseguito l’atto, il maresciallo dei Carabinieri Leonardo Paci, e i due pubblici ministeri che hanno disposto la perquisizione a casa della cronista, i già citati Abbritti e Formisano. Da un messaggio del 23 marzo 2018 emerge come Guadagno si fosse già attivato per farsi consegnare la registrazione. Quel giorno il cancelliere annuncia ai pm: «Domani mattina alle 9 e 30 io e Leonardo Paci andiamo a ritirare il tutto...». Abbritti un minuto dopo replica: «Mi raccomando! Conto su dite!». Dopo alcuni rinvii, causati dall’indisponibilità della giornalista, il 26 marzo, prima delle 8, il cancelliere incontra Abbritti e poi si reca a casa della cronista per acquisire alcuni file dal computer della donna.

Prima del citato blitz, Guadagno era stato incaricato di un altro atto tipico della polizia giudiziaria: aveva dovuto predisporre, insieme con Paci, due appunti relativi alla vicenda penale che coinvolgeva l’allora procuratore aggiunto Duchini e lo stesso Gisabella, stretto collaboratore della toga. Le note riguardavano gli imprenditori Giuseppe Colaiacovo e il già citato Rizzuto e sarebbero state consegnate ai pm Abbritti e Formisano.

Il primo appunto, quello su Colaiacovo, secondo Guadagno, gli sarebbe stato chiesto dai due magistrati, i quali non avrebbero avuto ben chiara tutta la vicenda. Il documento conteneva l’elenco dei fascicoli d’inchiesta che avevano riguardato l’imprenditore a Perugia. L’appunto, che non è firmato, sarebbe stato consegnato dai due pm anche al procuratore aggiunto di Firenze Turco, che stava indagando sulla Duchini.

Il secondo approfondimento riguardava, invece, la storia giudiziaria di Rizzuto. Il procedimento Duchini-Gisabella prende il via il 19 maggio 2017, quando viene notificata all’ex carabiniere un’informazione di garanzia della Procura di Palermo. Già il giorno successivo Guadagno è informato degli atti di indagine dall’allora procuratore generale Cardella e, nelle settimane successive, l’ex funzionario diventa protagonista dell’indagine.

Il 22 gennaio 2018, mentre comunica con Paci, ricorda al militare quale sia il loro incarico: «Dobbiamo fare questo appunto...». Il maresciallo replica: «Paolo mi ha detto di farlo, ma dobbiamo andare fuori dalla Procura [...] spiano i nostri spostamenti... anche i tuoi con le telecamere». Guadagno prende atto: «Ok... allora devo prendere le cose su una chiavetta». Paci indica il luogo dove predisporre «l’appunto»: «Dobbiamo fare a domicilio».

L’APPUNTO IMBARAZZANTE

Il 27 gennaio 2018, di buon mattino, alle 8 e 9 minuti, Paci e Guadagno parlano di una fase due. Il primo scrive: «Buon lavoro oggi! Manca secondo round... Abbritti mi ha chiesto se avevamo finito! Secondo me hanno fretta che Firenze agisca o comunque li hanno sollecitati... credo che la nota di oggi già si può inoltrare». Paci propone a Guadagno di fare vedere la bozza a Formisano e cita un «summit» che si deve tenere con gli inquirenti. Suggerisce di inserire nell’appunto anche una vicenda relativa all’assegnazione alla Duchini della macchina blindata. Paci scherza: «Se la Duchini sapesse di me e te, del lavoro fatto... io e te finiremmo in Sardegna». Poi si corregge: «Io in Sardegna te in Procura generale», facendo riferimento al rapporto tra Guadagno e Cardella, la cui presenza è costante seppur protetta da comunicazioni criptate. «Mi ha chiamato oggi il pg. Ho appuntamento martedì. Mi deve parlare... ha anche detto... con lui usiamo Telegram» avverte Guadagno. Tali comunicazioni, durante i lunghi accertamenti sul cellulare dell’ex funzionario, non sono state rinvenute.

Il 27 marzo 2018, alle 6 e 27 del mattino, Guadagno invia un messaggio ad Abbritti e a Formisano con la raccomandazione che avrebbe ricevuto da Cardella: «Buongiorno Paolo e Mario, scusatemi, ma ieri il pg mi ha detto che io (Raffaele) non so assolutamente nulla di quell’appunto... vorrei che fosse chiaro...buona giornata». Insomma, il pg avrebbe consigliato prudenza all’amico cancelliere. La stessa cautela che sarebbe mancata alle tante toghe che avrebbero agito con preoccupante leggerezza in questa e altre inchieste. Chissà se adesso il Csm, oltre alla Procura di Firenze, vorrà andare sino in fondo a una vicenda che si candida a entrare nel libro nero della giustizia italiana.

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