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"Niente soldi per il sostegno"Bocciato bimbo con un deficit

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La scuola non ha i fondi per seguire il bambino che ha un disturbo di apprendimento: viene costretto a ripetere la prima elementare

Eleonora Tesconi
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Nel veneziano, un bambino di sei anni con dei disturbi di apprendimento, è stato bocciato in prima elementare. Il motivo? I tagli statali: non è stato possibile garantirgli un maestro di sostegno che lo seguisse singolarmente. I genitori, da par loro, non erano in grado di pagare un docente privato. Il caso ha alimentato le polemiche sulla spending review, la revisione delle spese al centro dell'azione del governo Monti e che si è abbattuta sull'istruzione ai tempi del ministro Gelmini. Se la spending review mira a migliorare l'efficienza della macchina-Stato, in questo caso, ha partorito risultati paradossali. Il caso - Andrea (nome di fantasia), a causa delle continue liti tra i genitori sfociate poi nel divorzio, ha iniziato ad accusare i primi disturbi di apprendimento. In principio si trattava di problemi lievi, assenze momentanee che con il passare del tempo sono diventate sempre più evidenti. A peggiorare la situazione, il passaggio dall'asilo alla prima elementare: nuovi amici, nuova classe, nuova insegnante. In aula, Andrea, oltre a non legare con i compagni, non riusciva a creare quel legame indispensabile e necessario con la maestra. Non disturbava, non parlava ad alta voce, stava sulle sue. E non ne voleva sapere di fare quello che gli veniva chiesto. La riforma - La maestra di Andrea, sola nel seguire ventitré alunni dopo i tagli del ministro Gelmini, non poteva seguire in maniera adeguata il bambino. Un'insegnante di sostegno? Impossibile, la riforma parla chiaro: non ci sono abbastanza soldi. L'unica strada percorribile era richiedere l'avallo della neuropsichiatria dell'Usl di riferimento. Una richiesta che però i genitori non hanno mai avanzato. Ci ha pensato però la scuola, ma le pratiche non sono arrivate in tempo. Quando gli psicologi spiegano che "Andrea ha bisogno di un insegnante di sostegno" la scuola è agli sgoccioli. Così l'unica possibilità rimasta era quella della bocciatura, puntualmete arrivata: "Il bambino non è ammesso alla seconda classe". Niente margini - "Purtroppo con la riforma Gelmini gli insegnanti si trovano costretti a scegliere tra una scuola facile per le maestre o una scuola facile per gli alunni. Qui hanno scelto la prima opzione. E la scuola si è bocciata da sola - spiega Giancarlo Cavinato, dirigente scolastico e membro del Coordinamento genitori democratici -. Prima della riforma scolastica le maestre agivano in compresenza, e casi come questo potevano essere gestiti con maggiore facilità - continua il dirigente -. Non c'era bisogno di bocciare perché c'erano gli spazi per intervenire con percorsi alternativi di recupero. Adesso, di fronte alle sempre più frequenti situazioni di deprivazione socio-culturale non ci sono più sufficienti margini di manovra e il risultato è che a pagare purtroppo è un bambino di sei anni".

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