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Il Garante della privacyferma gli 007 del Fisco

Ennesimo flop per l'Agenzia delle Entrate: bloccate le 35mila letterine di Befera. Ci sono dubbi sull'identikit dei destinatari delle segnalazioni e sull'affidabilità dei dati che arrivano in banca

Nicoletta Orlandi Posti
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Carta straccia, o quasi. Sono state bloccate dalla Privacy, infatti, le 35mila lettere pronte per essere spedite ai presunti evasori da parte dell'Agenzia delle Entrate. Il nuovo redditometro, il potente strumento creato dagli sceriffi del fisco per stanare i furbetti delle tasse, è finito nel congelatore. E, nello specifico, in quello del Garante  per la protezione dei dati personali. L'ultimo atto di un percorso a ostacoli,  di una vicenda che va avanti dal 2010 e, in più di una occasione, ha corso il rischio di trasformiarsi in uno scontro istituzionale. E stavolta i presupposti ci sono tutti.     Ma  cerchiamo di mettere ordine. Nella tabella di marcia fissata tre anni fa per dare il là ai nuovi accertamenti fiscali,  la predisposizione e l'invio delle prime comunicazioni erano fissati per ottobre prossimo. Cioè dopo l'ultimo via libera a «Serpico» da parte  della Privacy. Pochi giorni fa, invece, sono circolate indiscrezioni proprio sul quelle lettere: bozze pronte per essere stampate e recapitate ai primi 35mila presunti furbetti. «Caro contribuente - questo uno stralcio delle missive -  abbiamo rilevato dei dati apparentemente non compatibili con il reddito dichiarato».  Se sia stata una «banale» fuga di notizie dagli uffici delle Entrate o di una strategia decisa a tavolino dal direttore Attilio Befera per preparare il terreno e mettere in guardia chi le tasse non le paga davvero, non è dato sapere. Fatto sta che il Garante vuole vederci chiaro. Pare che le «fughe in avanti» di Befera non siano troppo gradite. Non a caso, giovedì, secondo quanto riportato ieri dal Sole24Ore, il collegio presieduto da Antonello Soro ha esaminato  a fondo la questione. E si è preso ancora un mese di tempo per mostrare il semaforo verde al numero uno delle Entrate. Il quale, prima di schiacciare il bottone del redditometro, dovrà aspettare un formale provvedimento della Privacy. Qualsiasi comunicazione preparata senza quell'indispensabile passaggio è sostanzialmente nulla. Oppure, questa un'altra tesi che circola fra addetti ai lavori, si tratta di comunicazioni ai contribuenti messe a punto sulla base delle vecchie regole. E dunque nulla a che vedere con l'incrocio dei dati delle dichiarazioni dei redditi con quelli dei conti correnti bancari, previsti, appunto, dal «redditometro  2.0». Una gran confusione. Sono due, nel dettaglio, gli aspetti che ancora non hanno superato il test della Privacy. E non si tratta di questioni di lana caprina: la profilazione dei clienti e l'attribuzione delle spese. Nel primo caso, in ballo c'è il meccanismo con cui viene definito l'identikit del contribuente. Nell'altro, il Garante ha qualche dubbio sulla bontà dei dati che arrivano dalle banche.  La facciamo breve: Soro potrebbe far saltare tutto il giochetto. Befera trema.  di Francesco De Dominicis [email protected]

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