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Massimo Bossetti, il dossier dei legali in Cassazione: i 23 motivi per ribaltare la condanna

Caterina Spinelli
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Venerdì 12 ottobre la Corte di Cassazione di Roma scriverà l'ultimo capitolo della vicenda giudiziaria di Massimo Bossetti, il 48enne accusato di aver sequestrato, torturato e ucciso la giovane ginnasta Yara Gambirasio a Brembate di Sopra, otto anni fa. Saranno i legali dell'imputato, Paolo Camporini e Claudio Salvagni, a dover convincere il giudice con i loro ventitré motivi contenuti nelle seicento pagine del ricorso. Tra queste motivazioni a sostegno dell'innocenza di Bossetti, c'è l'irregolarità delle "best pratices", ossia le norme di rilevazione dell'impronta genetica rinvenuta sugli slip della 13enne.  Leggi anche: Bossetti e quella telefonata alla moglie Marita La traccia di Dna sugli indumenti di Yara è quella di Bossetti, così, dopo numerose peripezie, Bossetti è stato arrestato il primo luglio 2016 e condannato all'ergastolo. L'accusa sottolinea che la posizione della traccia, in prossimità del taglio degli slip, "dimostra non un semplice contatto, ma la partecipazione alla fase omicidiaria". Alla difesa non resta che controbattere: "Il dna mitocondriale non è riconducibile a quello di Bossetti, a differenza di quello nucleare (che invece appartiene proprio a lui). Infatti, l'unico caso in cui ciò può avvenire è nello sperma, ma nessun esame ha evidenziato che la traccia è di quella natura".

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