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In Svizzera ci sono 120 miliardi degli evasori italiani

Nicoletta Orlandi Posti
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Gli evasori fiscali dove portano i soldi? In Svizzera. Ne è convinto Gabriel Zucman, professore alla London School of Economics e ricercatore all'Università di Berkeley che ha quantificato in 120 miliardi di euro le ricchezze esportate nel 2013 al di là delle Alpi. Secondo lo studio del professore i cui dati sono aggiornati a ottobre 2013, illustrato dal Sole24ore, le banche svizzere gestiscono 1.800 miliardi di euro appartenenti a persone non residenti nella Confederazione. La parte più consistente, 1.000 miliardi sono di cittadini europei: 200 miliardi sono di contribuenti tedeschi, 180 di francesi, 120 di italiani, 110 di cittadini della Gran Bretagna, 80 di spagnoli, 60 di greci, 30 di portoghesi e 160 miliardi di euro di persone di altre nazionalità del Vecchio continente.  Ma dei 1.800 miliardi gestiti dalle banche svizzere (che equivalgono al 6% del patrimonio finanziario delle famiglie nella Ue), avverte Zucman, soltanto una piccolissima parte (200 miliardi) è depositata nei conti correnti. La maggior parte entra nel circuito finanziario mondiale e viene investita in fondi comuni, azioni e obbligazioni. In particolare Zucman registra 600 miliardi piazzati nei fondi d'investimento lussemburghesi, 150 miliardi in fondi irlandesi, 400 miliardi in azioni internazionali e altri 450 miliardi investiti in obbligazioni. È possibile, avverte il professore che ha scritto sull'argomento il libro "CF522.La richesse cachée des nation/CF", che le fortune offshore detenute in Svizzera siano anche maggiori dei 1.800 miliardi. È possibile che la cifra possa lievitare a 2.000-2.200 miliardi di euro, visto che alcuni conti potrebbero essere intestati a prestanome svizzeri anche se in realtà i beneficiari sono cittadini stranieri. C'è un dato, infatti, che registra la difficiltà di identificare i reali possessori delle ricchezze celate nella Confederazione: più del 60% dei conti sono controllati attraverso l'interposizione di società schermo registrate a Panama, di trust delle Isole vergini britanniche o di fondazioni domiciliate in Liechtenstein. Con la conseguenza che il segreto bancario "costa" agli stati ogni anno 130 miliardi di mancati introiti fiscali: 80 miliardi per frode sulle imposte sui ricavi, 45 miliardi per mancate imposte sulle successioni e 5 miliardi per frode sulle imposte sulla ricchezza. In realtà solo in Italia le stime più accreditate parlano di 120-150 miliardi di mancato gettito fiscale. Zucman nel suo libro suggerisce anche le strategie che si possono mettere in campo a cominciare dalla creazione di un catasto mondiale delle proprietà finanziarie, dove registrare i nominativi dei possessori di titoli, fondi e obbligazioni. La seconda misura è lo scambio automatico di informazioni bancarie esteso anche ai paradisi fiscali. La terza è la creazione di un'inmposta globale progressiva sulle fortune, in modo che le società versino le imposte globalmente e non paese per paese. In questo modo, sottolinea il Sole24ore, si eviterebbe la trappola dei transfer pricing e le frodi fiscali come quella da un miliardo di euro ipotizzata dalla procura di Milano nei confronti di Apple.

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