"L'operazione trasparenza" avviata da Papa Francesco non guarda in faccia nessuno, neppure chi ha gestito in precedenza la "cassa" dello Stato Vaticano. E così i gendarmi si sono presentati negli uffici della prima sezione della Segreteria di Stato (una sorta di ministero per gli Affari Interni, diretto da ottobre 2018 da monsignor Edgar Peña Parra) e negli uffici dell'Autorità di Informazione Finanziaria (authority per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio creata da Benedetto XVI e consolidata nel 2013 da Bergoglio). Qui - spiega Il Tempo - sono stati acquisiti documenti cartacei e digitali, attraverso il sequestro di computer e altri apparati elettronici. Leggi anche: Papa Francesco, il libro-inchiesta di Nuzzi sui "franchi tiratori" "L'acquisizione documentale, di cui erano debitamente informati i Superiori, si ricollega - spiega un bollettino della sala stampa della Santa Sede - alle denunce presentate agli inizi dell'estate scorsa dall'Istituto per le opere di Religione e dall'ufficio del Revisore Generale, riguardanti operazioni finanziarie compiute nel tempo". Della natura di queste operazioni non è ci è dato sapere, ma l'agenzia Reuters fa riferimento a "transazioni immobiliari". Papa Francesco, con l'operazione trasparenza, ha anche rinnovato lo statuto della Banca vaticana. Ora è stato nominato un revisore esterno in grado di verifica i bilanci secondo standard internazionali.




