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Coronavirus, il pesantissimo errore del paziente zero Mattia: ha scordato l'amico "cinese"

Giulio Bucchi
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Mattia, il 38enne paziente zero del coronavirus a Codogno, è ancora "gravissimo" in terapia intensiva. "Intubato, una cosa penosa, lo abbiamo intravisto ma era meglio non vederlo", spiegano i genitori al sito Fanpage. Ora i medici stanno scavando nel suo pregresso, luoghi e persone frequentate negli ultimi 18 giorni, per capire chi o cosa lo abbia contagiato. Il primo "sospettato" era un amico di ritorno dalla Cina con cui ha cenato a inizio febbraio, ma ai primi test l'uomo risulta negativo (anche se potrebbe aver sviluppato una forma inconsapevole di virus, asintomatica, ed esserne guarito autonomamente). Di sicuro, però, uno dei temi è il ritardo nella individuazione della malattia.   Leggi anche: "Focolaio come in Germania". Coronavirus, primo contagiato a Milano I primi sintomi di Mattia risalgono alla notte del 15 febbraio. Pensa a una semplice influenza ma la situazione peggiora. Lunedì 17 febbraio non va a lavoro e viene visitato dal suo medico di famiglia, oggi ricoverato e sottoposto ai test. Il 18 febbraio si presenta al pronto soccorso di Codogno, lo mandano a casa con un semplice antibiotico. Nessuno pensa all'esotico coronavirus, anche perché, questo il suo pesantissimo errore, il paziente non fa menzione della cena con l'amico che soggiornava abitualmente in Cina, dalla quale era tornato il 21 gennaio scorso, a epidemia già conclamata. La notte del 19 febbraio la situazione precipita, Mattia torna in ospedale e il giorno dopo viene ricoverato in terapia intensiva. È solo in quel momento, scrive il Corriere della Sera, che la moglie Valentina (anche lei contagiata e ricoverata al Sacco di Milano, ma in buone condizioni) a ricordarsi di quella sera: "Mio marito è stato a cena con un amico di ritorno dalla Cina". E scatta l'allarme: è iniziato il contagio a catena.

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