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Coronavirus, viaggio nella Lombardia zona rossa: "Il governo deve essere chiaro, decreto incomprensibile"

Costanza Cavalli
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Hanno un bel da dire i medici che «bisogna avere una percezione chiara del pericolo e la responsabilità totale dei nostri comportamenti» (Claudio Mencacci, direttore di Neuroscienze al Sacco di Milano), la realtà è che la Lombardia è stretta fra due fuochi. Uno è il virus, l' altro è il decreto del governo: il quale, dopo aver deflagrato sabato notte con un pacchetto di misure draconiane spiegate alla viva il parroco (facendo mettere le mani nei capelli ai governatori Fontana, Zaia e Bonaccini), ieri dalle spiegazioni e rettifiche emanate a spizzichi si è intuito che non ci sarà nessuno a far rispettare l' editto, per cui saremo come prima in mano alla giudiziosità dei cittadini che vivono nelle nuove zone rosse. Con il doppio danno di subire una ghettizzazione, un disastro per le attività produttive (l' ultima notizia è che la moribonda Alitalia ha ulteriormente diradato i voli da Linate e da Venezia, limitandoli a nazionali e con frequenza ridotta, e ha cancellato le tratte a Malpensa), e una calamità nella percezione generale delle nostre regioni, ma senza godere dei vantaggi dell' isolamento, perché ci vorrebbe l' esercito a ogni angolo e ovviamente non ci sarà.


INCOMPRENSIBILE
Riportiamo il presidente lombardo Attilio Fontana, per tutti: «Ho ricevuto decine di telefonate di imprenditori e cittadini che mi chiedevano il significato del decreto. Allora: chi deve viaggiare per lavoro può e così le merci. Ma sarei stato più rigido sul distanziamento sociale, dobbiamo cambiare stile di vita, altrimenti subiremo uno stillicidio di rallentamenti forzosi». Gli ha fatto eco il sindaco di Milano Giuseppe Sala: «Le decisioni prese non sono chiare ma lo dovranno diventare in fretta. Il blocco di un quarto del Paese (che però in termini economici vale tre quarti) produrrà danni incalcolabili alle famiglie». Ma per quanto riguarda la Lombardia, se prendiamo Milano come cartina di tornasole, possiamo già dirvi l' effetto sortito nella soleggiata domenica di ieri, zero. Aveva sollevato qualche illusione che i milanesi si fossero spaventati guardare Brera e corso Buenos Aires a ridosso dell' ora di pranzo (si poteva attraversare la strada e ascoltare i propri passi, negozi chiusi o vuoti, gente rada sui marciapiedi, gli indostani agli angoli che le mimose te le tirano dietro a due euro). Ma già alle tre del pomeriggio sembrava di essere tornati alla solita eterna settimana della moda, nessuno indossava protezioni, il traffico era tornato sostenuto, e i Navigli son rimasti un' attrazione irresistibile: coppie e gruppi di passanti a braccetto che si incrociano strusciandosi, gelati ai bambini, sorrisi a portata di sputo.


La Darsena era piena di ragazzi seduti o sdraiati a prendere il sole, nel bar adiacente lo spazio rispettato fra le persone era a dir molto di venti centimetri, le pattuglie di vigili e polizia, che pur si son viste, giravano senza una vera meta, nessun posto di controllo visibile, se non uno a Porta Venezia, inoperoso. L' inesistente reazione dei milanesi al pericolo che incombe corrisponde a una inesistente chiarezza, anche sintattica, delle misure ministeriali prese, la quale corrisponde a una inesistente chiarezza di intenti a Roma.


D' altra parte, a quanto è stato spiegato, se qualcuno venisse anche fermato per un controllo, gli basterebbe dichiarare che sta facendo qualcosa di indispensabile a scelta, lavoro, parenti malati, farmacia. Fra le zone della città che abbiamo girato, solo in Stazione Centrale si son viste mascherine e guanti, ma anche i crocchi di immigrati che non si sono diradati, e una sterminata calca di taxi in ozio ai parcheggi: «Sabato sera abbiamo lavorato perché c' è stato il fuggi fuggi di chi se ne andava dalla zona rossa, ma oggi nessuna corsa. A fine mese con il mutuo saranno guai, e se non stiamo perfettamente in fila nelle aree di sosta i vigili e ci fanno la multa».


SAN SIRO
Si diceva della consapevolezza, ma a chi dare del cretino, quando, chiacchiere a parte, nella pratica nessuno si fa testimonial dell' emergenza, quando nemmeno gli spalti vuoti di San Siro hanno acceso una lampadina nelle teste in campo e quindi i calciatori del Genoa che hanno fatto due gol al povero Milan hanno festeggiato con baci e abbracci e si sono anche ripetuti al triplice fischio finale? Spezziamo invece una lancia per i supermercati, perlomeno l' Esselunga, che ha messo tutti in fila all' ingresso, si entra a piccoli gruppi come per vedere la Gioconda, nelle corsie ci si schiva facilmente, alle casse si sta distanti, le cassiere hanno guanti e mascherina. Si diceva del ghetto senza i vantaggi del ghetto: siamo pària a metà. Da Pavia e da Cremona sono arrivati appelli dei primi cittadini a stare in casa; a Bergamo s' è visto qualche ristorante allestire un tavolo sì e uno no e anche alcune panetterie far aspettare fuori, ma, fanno sapere dal municipio, le persone ancora non hanno capito che devono evitare il più possibile di uscire e le strade sono affollate. Il sindaco Giorgio Gori ha aggiunto, in un lungo appello: «Dobbiamo evitare comportamenti sciocchi, come quelli di chi ieri si è accalcato agli impianti sciistici. Se non agiremo drasticamente da qui a fine marzo il fabbisogno di posti letto per i malati di coronavirus sarà moltiplicato per dieci».

Rimane l' impressione che la gente stia esorcizzando la paura come quando si ballava nel salone del Titanic che stava affondando: dietro l' esiziale indifferenza all' epidemia che abbiamo raccontato s' annida una tensione ugualmente pericolosa. Ieri abbiamo visto una donna a bordo di una piccola macchina uscire lentamente da un parcheggio, in retromarcia, mentre passava un' altra auto che l' ha vista all' ultimo, ha frenato scartando e ha sfiorato un altro veicolo. L' uomo alla guida è sceso urlando insulti irripetibili alla donna, che era stata solo imbranata e mormorava delle scuse. Dietro è arrivata poi una terza auto, dalla quale il conducente è sceso gridando «Coglione, togliti dal cazzo o ti gonfio come un pallone». Sono arrivati uno di fronte all' altro, a pochissimo da una rissa, poi improvvisamente hanno taciuto, ognuno è risalito sulla rispettiva vettura e tutti se ne sono andati.

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