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Coronavirus, Daisy Pirovano sindaco di Misano: "La prefettura? No, ecco come sappiamo il vero numero dei morti"

Paolo Natali
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In trincea, insieme a medici, infermieri e operatori sanitari. Stiamo parlando di tanti sindaci che, pur di tutelare i propri cittadini, da settimane sono chiamati a compiere scelte coraggiose, a volte difficili e persino impopolari.

Ma di fronte ad un’emergenza come quella del covid-19, ora più che mai, sono loro ad essere chiamati a dare risposte concrete alle persone. Il problema è che in questa battaglia sono stati lasciati spesso soli da un governo centrale che ha sfornato decreti e moduli di autocertificazione, ma non è ancora riuscito a mettere in campo un’azione tempestiva e coordinata sui territori.

Così loro, i sindaci, hanno fatto da soli. Come tante altre volte. Lo sa bene Daisy Pirovano, primo cittadino di Misano Gera d’Adda, comune di 3mila abitanti nel cuore della provincia bergamasca, quella zona che ha pagato il prezzo più alto finora in termini di vite. Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini dei camion militari e del loro doloroso incedere proprio sulle strade della bergamasca… Da un mese Pirovano e tanti colleghi lavorano più di 15 ore al giorno e la stanchezza, come ammette lei, comincia a farsi sentire. Ma non c’è tempo per pensarci.

Nessuno può permettersi questo lusso, tanto meno chi amministra un comune nel cuore di una terra ferita ma fiera, dove il senso pratico, l’orgoglio e la voglia di rialzarsi valgono più di mille parole.

"Il principale problema per noi è di tipo informativo: non abbiamo dati relativi ai positivizzati, riceviamo solo un foglio dalla prefettura ma i dati non sono aggiornati da almeno 15 giorni. Le notizie io le so esclusivamente dalla gente e i dati dei decessi arrivano esclusivamente dalla nostra anagrafe. Non abbiamo avuto né aiuto né indicazioni da dare alla cittadinanza a parte i decreti che conoscono tutti".

C’è poi anche un tema di sostenibilità economica. Per quanto tempo i comuni potranno andare avanti così? "Noi continuiamo a pagare gli stipendi ma poi sappiamo benissimo che non è detto che le tasse inizino ad entrare", continua Pirovano.

E così, tanti primi cittadini della bergamasca hanno fatto rete. "Ho anticipato con la chiusura di parchi, cimiteri e discariche ma anche di parrucchieri e altre attività e questo è stato possibile solo grazie al senso di responsabilità dei miei cittadini e alla collaborazione di Carabinieri e Protezione Civile. Abbiamo attivato servizi di spesa a domicilio assistenza agli anziani contando molto sulla disponibilità dei commercianti che stanno facendo le consegne. Uno dei primi decreti aveva precisato che i comuni non potevano emettere ordinanze sul covid-19 tanto che la Prefettura le aveva ritirate. È evidente come ci sia stato un ritardo di settimane per quanto riguarda le restrizioni da attuare", chiosa il primo cittadino.

"Dalle indicazioni più generiche, a quelle tremendamente pratiche, quotidiane, tutto diventa un paradosso senza una cabina di comando. "Ci arrivano indicazioni che le famiglie in quarantena non devono fare la raccolta differenziata, ma mettere tutto in un unico sacco. Peccato che io non so quali siano le famiglie per avvisarle. Fortunatamente sono gli stessi contagiati che con senso di responsabilità, chiamano in comune. Servono inoltre regole ancora più ferree per consentire agli operatori e alle aziende ancora aperte di avere i presidi. E poi c’è il tema dell’approvvigionamento dei beni di prima necessità per evitare code di ore davanti ai supermercati visto che ormai è impossibile fare la spesa online".

E la popolazione anziana, quella più debole e a rischio in un contesto del genere diventa ancora più fragile ed esposta come sottolinea il sindaco di Misano Gera d’Adda: "Un altro problema che non è stato affrontato è proprio quello di reperire i contanti per gli anziani. Come fa una persona che non sta bene, anziana o meno, a ritirare i soldi per pagare la merce che gli arriva a casa? Vogliamo che si formino code degli anziani fuori dalle poste per andare a prendere le pensioni? Forse sarebbero necessarie altre soluzioni". È una lotta quotidiana da più di un mese per salvare i nostri cittadini e aiutare tutti. Stiamo facendo raccolte fondi per aiutare gli ospedali di Treviglio , Caravaggio e Romano di Lombardia con respiratori e RX. Tutto quello che recuperiamo lo diamo ad ospedali, protezione civile e forza dell’ordine".

Poche indicazioni e confuse dal governo. Ma quel che è peggio è che mancano i presidi di protezione essenziali. Chiedo al sindaco cosa abbiano ricevuto sinora e la risposta è perentoria: “Ancora oggi nulla. Ho comprato io i guanti tempo fa, ma altri comuni hanno dovuto chiudere proprio per la mancanza di presidi. Se penso che i primi giorni si diceva che le mascherine non fossero indispensabile mi viene una rabbia… Quello che arriva lo abbiamo solo grazie alla gente e a donazioni individuali . In diversi comuni ci sono artigiani e produttori che si sono impegnati per realizzare gratuitamente mascherine e lo stesso vale per le aziende di moda”.

E in questo contesto una buona notizia, proprio per i lavoratori del comparto moda, arriva dal Fondo Sanimoda che ha deciso di estendere gratuitamente la polizza assicurativa per gli oltre 177 mila lavoratori del settore dipendenti delle piccole, medie e grandi aziende iscritte e in regola con i versamenti coprendo i costi di ricovero ospedaliero dei lavoratori risultati positivi al virus Covid-19 per un periodo massimo di 30 giorni nonché l’isolamento domiciliare in caso di positività al tampone e una diaria post ricovero nell’eventualità in cui si rendano necessari trattamenti di terapia intensiva.

Tanti esempi virtuosi da parte di cittadini, associazioni, aziende e amministratori locali che stanno facendo la propria parte e anche di più in uno scenario di emergenza che non fa distinzioni né sconti a nessuno. E che questo governo finora ha gestito in modo palesemente confuso e disorganizzato. 

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