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Coronavirus, gli orrori nella clinica di Piacenza: "Costretti a legare gli anziani ai polsi"

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Il coronavirus è stato per settimane un tabù in una clinica privata di Piacenza, che adesso si ritrova al centro di un caso a dir poco inquietante. Ad aprire il classico vaso di Pandora è stata Selvaggia Lucarelli, che ha pubblicato un lungo report su Tpi, basato sulle testimonianze raccolte tra il personale della clinica Sant’Antonino. “Pazienti, medici, caposala, oss, infermieri, donne delle pulizie che si ammalano di coronavirus già a metà febbraio, o forse anche prima, e nessuna informazione esce da lì”: è questo lo scenario tremendo che la Lucarelli mette in evidenza.

 

 

Fino al 16 marzo tutto è passato sotto silenzio: ufficialmente in quella clinica non è successo nulla, almeno fino a quando una donna delle pulizie non viene trovata morta in casa. Dopo questo tragico episodio, molti dipendenti contattano la Lucarelli e iniziano a parlare. Alcune testimonianze sono tremende, specialmente quelle relative alle condizioni di lavoro: da “qui se ti lamenti ti dicono quella è la porta’” a “eravamo due infermieri con 40 pazienti che si levavano l’ossigeno, dovevamo spesso legare i polsi agli anziani”, fino ad arrivare all’ammissione sul primario  della clinica (“sapevamo che aveva preso il coronavirus”). Insomma, la Lucarelli sostiene che a Piacenza in tanti si sono ammalati e alcuni sono anche morti a causa della gestione scellerata di una clinica che ha tenuto nascosto a lungo il coronavirus.

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