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Coronavirus, il Gimbe accusa la Lombardia: "Falsa l'indice del contagio", nel mirino prima del 3 giugno

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Accuse gravissime contro la Lombardia da parte di Nino Cartabellotta, presidente dell'associazione Gimbe, cha ha aggiornato nella mattinata di oggi, giovedì 28 maggio, il monitoraggi sulle capacità di sorveglianza dei contagi delle regioni italiane. Secondo Cartabellotta, i dati ufficiali sulla diffusione del coronavirus in Lombardia - spiega al Corriere della Sera - sarebbero "verosimilmente sottostimati". Insomma, "verosimilmente". Dunque, di evidenze non ce ne sono. Ma tanto basta per un'accusa pesantissima proprio nelle ore cruciali in cui il governo deve decidere sugli spostamenti tra regioni a partire dal 3 giugno, l'annuncio è atteso per domani.

Secondo il Gimbe, la Lombardia non sarebbe pronta per quattro ragioni, la prima delle quale sarebbe il fatto che la percentuale di positivi al giorno sarebbe più alta di quelli comunicati. Secondo l'associazione, nel calcolo andrebbero esclusi i tamponi "non diagnostici", ovvero quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per la necessità di ripetere il test. Secondo il Gimbe, in Lombardia la percentuale di tamponi diagnostici positivi in Lombardia, al 6%, è superiore al 2,4%, la media nazionale. Situazione critica anche per Liguria (5,8%) e, in misura minore, per Piemonte (3,8%), Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%).

Insomma, dopo la comunità scientifica anche il Gimbe spinge per tappare all'interno della regione i lombardi, nonostante i dati sui decessi e sui ricoveri in terapia intensiva in picchiata. E ancora, l'associazione insiste sul fatto che il numero dei positivi è sottostimato perché manca ancora un tamponamento massiccio. Si insiste sulla possibilità che in caso di tamponamento massiccio risulterebbero molti più casi. Esattamente come risulterebbero in tutta Italia molti più casi, ma il Gimbe questo preferisce non dirlo.

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