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Sergio Mattarella, cartelli ingiuriosi dei Gilet arancioni: “Rischio reato di vilipendio” e toni forti anche contro il governo

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Proprio nel giorno in cui Sergio Mattarella ha richiamato tutti gli italiani all’unità per ricostruire sulle macerie del coronavirus, da piazza del Popolo a Roma si leva il grido di protesta dei Gilet arancioni. Molti gli interventi spontanei contro il governo presieduto da Giuseppe Conte, invitato alle dimissioni con toni forti. Ma il peggio i manifestanti lo hanno espresso contro il presidente della Repubblica: ci sono stati alcuni cartelli decisamente ingiuriosi. “Ci è stato chiesto di non riprenderli - è la testimonianza di Luca Sappino, inviato di Tagadà - altrimenti poi si sarebbe andato incontro al reato di vilipendio”.

 

 

Un episodio assolutamente da condannare, quello degli insulti nei confronti di Mattarella, tra l’altro verificatisi prima ancora che Antonio Pappalardo arrivasse in piazza per arringare la folla. “Chi hanno costretto a vivere nelle nostre abitazioni come reclusi - sbraita l’ex generale a capo dei Gilet arancioni - in 42 anni non ho mai visto tante forte dell’ordine in strada. A noi ci fermano i pullman per non farci manifestare, ma quando Mussolini ha fatto la marcia su Roma non lo ha mai fermato nessuno”. E sul coronavirus: “Ormai lo dicono anche i virologi che è una boiata”. Insomma, un intervento che a volte essere generosi si può definire strumentale o poco costruttivo, come lo è l’intero evento dei Gilet arancioni.

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