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Giuseppe Conte e Lucia Azzolina, "da chi abbiamo saputo la data della riapertura delle scuole". Il preside svela il caos del governo

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"La data l'abbiamo saputa dai giornali". Giovanni Cogliandro, 45enne preside del liceo Plauto di Roma, fotografa in una frase il caos del governo sulla scuola, che non riaprirà più il 7, come previsto da settimane, ma l'11. E tutto deciso a 2 giorni dalla ripresa delle lezioni in presenza. "Prima ci organizziamo per il 75%, poi per il 50 - spiega il dirigente scolastico al Corriere della Sera -. Tre ingressi, no, anzi due, per scaglionare. Ore di 60, o di 50 , o di 45 minuti? C'è da esaurirsi, questo è certo". La decisione è arrivata al termine di un infuocato consiglio dei ministri, lunedì notte, con il Pd che chiedeva addirittura il rinvio al 18 gennaio. E molti governatori hanno già annunciato che le lezioni in presenza non ricominceranno nemmeno l'11 gennaio, perché la curva dei contagi non è ancora sotto controllo.
 

 

 

"Nessuno era abituato a questi cambi repentini, e ormai siamo cauti prima di comunicare le novità alle famiglie, per paura di doverci smentire poco dopo e attirarci critiche", allarga le braccia Cogliandro. "Anche l'ultima decisione non è stata seguita da un decreto ufficiale, noi sappiamo che la riapertura del liceo è rinviata in presenza a lunedì solo per averlo letto sui giornali e sulle chat dei presidi". Sugli ingressi scaglionati, i presidi dovranno "incrociare" le proprie scelte con le valutazioni dell'Atac, l'azienda romana dei trasporti pubblici. "E pensare - conclude sconsolato - che da un nostro sondaggio abbiamo scoperto che la maggior parte dei ragazzi non usa i mezzi pubblici, quindi perché ci dobbiamo occupare di tutto questo?".

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