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Alfredo diventa prete a 68 anni, la reazione del figlio: Catania sconvolta

Caterina Maniaci
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«Aver creato una famiglia davvero cristiana è stata la prima vocazione a cui ho affidato la mia vita. Del resto, come diceva san Paolo, la meta a cui tendere per i cristiani, la vocazione universale, è quella alla santità. Per vie diverse: che sia sacerdotale, presbiteriale, matrimoniale. Per me, insomma, si è trattato di seguire una vocazione nella vocazione, dal matrimonio al sacerdozio. Con l’aiuto di Dio è stato possibile, perché noi sappiamo che la prima tentazione, di ispirazione diabolica, è quella di provocare divisione. Restare uniti è la sfida, la grande possibilità».

Raccontata da lui, il protagonista, la sua storia appare naturale, semplice, chiara. Vista dall’esterno, soprattutto in questi tempi così poco inclini alla chiarezza, alla fedeltà, ad una fede dalle radici profonde, appare invece straordinaria, inconsueta. In ogni caso da raccontare perché, comunque la si pensi, si creda o non creda, infonde speranza. È la storia di un uomo di 68 anni, vedovo, che diventa sacerdote. E di suo figlio, che sceglie la stessa strada.

 

 

 

Alfredo Caruso vive ad Adrano, nella provincia di Catania. Quarantamila abitanti, una storia plurimillenaria, già importante nell’epoca greco-romana, riecheggiato in versi di Virgilio, e ricco di chiese. Fin da giovane segue un percorso di fede, aderisce al Cammino neocatecumenale, e lo fa insieme aquella che è la sua fidanzata e che nel 1982 diventerà sua moglie, Rita Monachino. «La figura di mia moglie è stata centrale, fondamentale per me. Tutto abbiamo condiviso, dalle scelte più importanti a quelle quotidiane». Si forma una famiglia unita, solida, quattro figli educati nella fede. In una foto di anni fa, si vedono tutti insieme, sorridenti, riuniti per una festa, per un’occasione speciale. Poi succede l’impensabile, quello che non ci si aspetta, anche se, soprattutto il credente, dovrebbe sapere che la morte ci cammina accanto, ed è il passaggio inevitabile.

 

 

 

MATRIMONIO FELICE

Eppure, quando accade è un colpo al cuore e tutto sembra fermarsi. «È successo all’improvviso, Rita è stata colpita da un aneurisma fulminante, nello spazio di una notte, nel 2019. Allora mi sono sentito disorientato. Mi chiedevo, come il profeta Ezechiele, che cosa volesse da me il Signore, da uno a cui aveva tolto la cosa più preziosa, ossia la presenza di mia moglie. Io avevo vissuto un matrimonio felice, avrei serenamente continuato a vivere insieme a lei, facevamo progetti, pensavamo ai nipotini, ora che era arrivato il tempo della pensione... Invece, tutto finito nel giro di poche ore.

Eppure, in questo dolore piano piano si è fatta luce ed è stato chiaro che cosa avrei dovuto fare». Ossia entrare in seminario. Del resto, Rita gliel’aveva detto, più di una volta, che quando e se lei se ne fosse andata avrebbe dovuto prendere quella decisione. «Io ero già diacono permanente, quindi la vocazione al sacerdozio è maturata in un terreno già preparato, per così dire». Nessun problema, naturalmente, sul piano tecnico-giuridico potrà diventare un prete perché è un vedovo, dunque è in linea con le normative contenute nel Codice di Diritto Canonico.

Dopo quattro anni il cammino spirituale intrapreso quattro anni fa il 7 ottobre prossimo, nella cattedrale di Catania, lo porterà davanti all’arcivescovo metropolita Luigi Renna che lo ordinerà sacerdote. Ma la storia contiene un altro capitolo, sorprendente per molti ma non perla famiglia. Perché ora anche uno dei figli di Alfredo, Daniele, di 35 anni, grafico pubblicitario, ha maturato la scelta della vocazione sacerdotale e il primo ottobre entrerà in seminario a Roma, anche se tornerà quasi subito ad Adrano per partecipare all’ordinazione di suo padre. Anche per Daniele la figura della madre è stata fondamentale, così come la sua scomparsa, che pur dentro il dolore della perdita, si è rivelata un’occasione di chiarezza e di affidamento, perché, come spiega Alfredo, «lei continua a vegliare su di noi e a sostenerci nelle nostre decisioni, ne sono convinto». Sulla destinazione futura, come sacerdote, non sa ancora nulla e del resto, come per ogni circostanza, «mi affido alla volontà del Signore, saprà Lui dove mandarmi, dove posso essere più utile».

 

LA GIOIA DI TUTTI

Come è stata accolta la scelta di padre e figlio? «In famiglia c’è solo gioia, non si pensa assolutamente che io e Daniele saremo ‘persi’ per loro, anzi, viene considerata una grazia, un dono». E anche i concittadini stanno partecipando con grande vicinanza a quanto si vive nella famiglia Caruso: anche nella chiesa in cui si è svolto il triduo di preghiere e riflessioni proposto per accompagnare Alfredo e Daniele, in queste sere ancora calde ed estive erano davvero in tanti.

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