Alle 18, ieri sera, le campane di tutte le chiese di Crans-Montana hanno suonato a lutto. In un gesto di vicinanza e raccoglimento per una tragedia che ha squarciato la silenziosa Svizzera e seminato dolore. Ma anche tanta rabbia innaffiata dall’affiorare delle presunte responsabilità. E si contano le vittime, 40 accertate per la polizia svizzera con alcuni corpi talmente irriconoscibili che ci vorrà tempo per attribuirgli un nome e un cognome. Trenta le persone impegnate in questo delicatissimo lavoro. Si contano i feriti, 119 (14 italiani) di cui decine considerati in condizioni critiche. Si contano i dispersi di varie nazionalità. E col passare delle ore, sale l’angoscia e l’attesa per quei genitori disperati che da quella maledetta notte di Capodanno non hanno più notizie dei propri figli. Ed è al centro congressi Le Régent, periferia di Crans-Montana, in cui è stato allestito un punto di accoglienza e aperta una unità di crisi in collegamento con la Farnesina per la parte italiana, che le famiglie saranno informate del destino dei loro cari prima di tutti gli altri. Di italiani dispersi ce ne sono sei. Da ieri circolano pure i nomi.
Leggerli e scriverli fa venire i brividi e voglia di stringere quei genitori in un abbraccio silenzioso, che è quello che stanno facendo gli psicologi arrivati da un po’ ovunque per sostenerli in questo tragico momento. Non si trova Chiara Costanzo, 16 anni liceale a Milano. La famiglia la spera tra i feriti ancora non identificati e vive ore aggrappate alla speranza. Non si trova Giovanni Tamburi, 16 annidi Bologna. «Voglio sapere se mio figlio è vivo, è morto, dov’è», le parole della madre, Carla Masiello, «sono due giorni che non dormo, sono disperata. Non so neanche dove andarlo a piangere. Non so nulla...». Chiede alla premier Giorgia Meloni «di fare qualcosa, di aiutare le nostre famiglie e parla di corto circuito tra Italia e Svizzera. Facciamoci sentire e facciamoci valere». Disperso è pure Emanuele Galeppini, 17 anni, campione di golf nato a Genova ma residente a Dubai. La federazione italiana Golf lo ha già dato per deceduto, la famiglia, invece, aspetta l’esame del dna.
Nemmeno del romano Carlo Minghetti si hanno notizie, i suoi genitori sono a Crans-Montana in attesa di un miracolo. Il suo amico Manfredi Marcucci, invece, è tra i feriti trasportati al Niguarda di Milano. Nel nulla pure Achille Barosi, anche lui 16enne. Era a Crans senza documenti ma con al collo una catenina con la madonnina, ha fatto sapere la famiglia nella speranza di dare un indizio utile alla sua ricerca. Era entrato nel locale per prendere giacca e telefonino quando tutto è andato in fiamme. E tra i dispersi figura pure Giuliano Biasini, di lui non si conosce l’età. Tra i feriti tre non sono stati identificati, ha fatto sapere Antonio Tajani, ministro degli Esteri, che sul posto si è stretto alle famiglie: «Speriamo siano italiani... Soffro come padre e nonno». Erano tutti lì, a festeggiare in quel locale distrutto su cui sono ora accesi i riflettori delle indagini. Tutti hanno parlato del “flashover”, un incendio che diventa incontrollabile e provoca poi delle esplosioni, tanto da spingere spesso gli stessi vigili del fuoco a desistere. Nel caso del bar svizzero, è quasi certo che l’incendio sia stato innescato dalle candeline sulle bottiglie di champagne le cui fiamme avrebbero raggiunto il soffitto alimentando quindi il fuoco che non ha lasciato scampo.
Su questo si concentrano le indagini aperte ieri con le ipotesi di reato di incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose, ha fatto sapere la procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud precisando che tutte le piste «sono aperte». Si indaga sui lavori svolti nel locale, sulle misure di sicurezza, sui materiali impiegati in particolare la schiuma acustica del soffitto e i materiali intorno-, il rispetto delle misure antincendio, sulla presenza di estintori, sul numero di persone presenti all’interno del locale, sulle vie di fuga che pare fossero ostruite dalle fiamme ma anche anguste, come sostenuto dalla stessa procuratrice in merito ad una scala che conduceva nel seminterrato adibito a bar. Già ascoltati i gestori del bar, Jacques Moretti e la moglie Jessica Anne Jeanne Maric Moretti, una coppia francese ora sotto choc che nella stessa cittadina svizzera gestisce altri due locali, e i sopravvissuti per ricostruire ciò che ha portato alla tragedia. I proprietari, che hanno rilevato Le Constellation nel 2015, hanno spiegato che negli ultimi dieci anni il locale è stato «ispezionato tre volte» e tutto «è stato fatto secondo le norme». Eppure... «Tragedie di questa portata sono quasi sempre il risultato di gravi irregolarità, come il sovraffollamento, l’inadeguatezza delle uscite o una gestione non corretta della sicurezza», osserva Giampietro Boscaino del Corpo nazionale dei vigili del Fuoco. E chissà che nella patinata Svizzera ci sia stata una sottovalutazione dei pericoli. Lo dirà la magistratura, anche quella italiana competente per i reati che coinvolgono i cittadini italiani all’estero: la procura di Roma, infatti, aprirà una indagine dopo l’eventuale identificazione delle vittime italiane.




