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Acca Larentia, quanti allarmi inascoltati sulla violenza politica

Alcuni ragazzi di estrema sinistra hanno aggredito quattro militanti di Gioventù nazionale mentre stavano attaccando dei manifesti in memoria della strage avvenuta a Roma il 7 gennaio 1978. Ma dai compagni solo silenzio
di Alberto Busaccagiovedì 8 gennaio 2026
Acca Larentia, quanti allarmi inascoltati sulla violenza politica

3' di lettura

Alla fine sono tornate anche le spranghe. Usate per colpire gli avversari politici. Per fare male. Ad agitarle, guarda un po’, sono stati dei ragazzi di estrema sinistra. Che hanno aggredito quattro militanti di Gioventù nazionale mentre stavano attaccando dei manifesti in memoria della strage di Acca Larentia (strage che, evidentemente, a qualcuno non ha insegnato nulla). C’è da augurarsi che l’obiettivo dei violenti rossi non fosse quello di uccidere, ma la storia insegna che spesso queste “spedizioni punitive” vanno a finire male. Torna in mente, inevitabilmente, l’agguato a Sergio Ramelli, ammazzato a colpi di chiave inglese sulla testa. «Non volevamo ucciderlo, solo dargli una lezione», si sono poi giustificati gli assassini in tribunale. Ma quando ci si arma (ieri erano spranghe e coltelli) e si cerca lo scontro, le conseguenze possono anche essere tragiche. E bisogna saperlo. La verità è che la notizia di Roma non è giunta del tutto inaspettata. Da tempo, anche su Libero, era stato lanciato l’allarme: occhio, si stanno alzando troppo i toni, c’è il rischio di un ritorno della violenza politica. Abbiamo visto gli scontri di piazza, gli attacchi alle sedi di partito, la devastazione della redazione di un giornale, le censure e le prevaricazioni nelle università. Si è risentito anche il coro “uccidere un fascista non è reato”. E adesso, ecco pure le spranghe...

IMBARAZZANTE SILENZIO
«Quelli del terrorismo e dell’odio politico», ha detto ieri Giorgia Meloni ricordando Acca Larentia, «sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Anche fatti recenti, in Italia e all’estero, ci ricordano quanto possa essere fragile il confine tra confronto e odio. La violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non deve mai più tornare. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Parole condivisibili, naturalmente, eppure a sinistra c’è chi ha voluto polemizzare. «Messaggio carico di ipocrisia», ha detto il verde Bonelli, «non solo perché si dimentica di ricordare le vittime, i morti e le stragi provocate dal fascismo e dal nazismo, ma soprattutto perché la vera pacificazione può avvenire solo facendo i conti fino in fondo con la storia e con la nostra Costituzione, che nasce dalla Resistenza partigiana, antifascista e democratica». E poi il collega di Avs, Nicola Fratoianni: «Se vogliono contribuire davvero ad un clima diverso nel Paese, tronchino ogni incitamento all’odio nelle loro fila».

Sarà. Intanto, però, sull’aggressione ai militanti di Fdi la quasi totalità della sinistra è rimasta in un imbarazzante silenzio (ad esclusione dei dem Filippo Sensi, Walter Verini e Valeria Baglio, che hanno espresso solidarietà). E purtroppo non è una sorpresa. I progressisti, ormai lo sappiamo, faticano a condannare le violenze che vengono dalla loro parte. Non riescono a prendere le distanze dalle piazzate pro-Pal. Non ce la fanno a dire parole nette sull’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto Mohammed Hannoun, presidente dell’Associazione dei palestinesi in Italia. E addirittura c’è chi ha quasi giustificato l’omicidio di Charlie Kirk, che un po’ se la sarebbe cercata (giusto per fare tre esempi...). Tutto questo, come detto, fa solo alzare la tensione in un momento in cui proprio non ce ne sarebbe bisogno. Ed è quasi superfluo sottolineare (ma lo facciamo lo stesso) che se ad essere aggrediti a sprangate fossero stati tre giovani dem avremmo assistito a tutto un altro film...
La Meloni ha ragione, «la violenza politica non deve mai più tornare». Oggi, però, la «vera e definitiva pacificazione nazionale» sembra un po’ più lontana di ieri...