Siamo tutti con Jonathan. Il ladro se l'è cercata. Il giorno dopo la rapina in villetta finita in tragedia, a Lonate Pozzolo (Varese) la gente fa quadrato attorno a Jonathan Rivolta spiegando che è questo ragazzo 33enne - studioso, sportivo e benvoluto da tutti la vera vittima di quanto accaduto mercoledì. E che Adamo Massa, il nomade 37enne deceduto per una coltellata inferta in un estremo tentativo di difesa da parte dello stesso Rivolta, in qualche modo «se la è andata a cercare». Camminando per le strade di questo piccolo centro del Varesotto, in cui il tempo è scandito dai continui decolli e atterraggi dell'aeroporto di Malpensa, ci si rende conto che Jonathan in paese è davvero benvoluto. Due lauree, un dottorato e tanti hobby tra i quali boxe e arti marziali alle quali si dedica con passione da anni. Un bravo ragazzo, insomma, per il quale la gente, alla sola idea che possa scattare un'indagine per omicidio o per eccesso colposo di legittima difesa, reagisce con rabbia.
«Era in casa sua e qualcuno ha cercato di ucciderlo», racconta un vicino ricordando che i due nomadi entrati nella villa non solo hanno colpito Rivolta con pugni e calci, ma gli hanno anche fatto sbattere violentemente la testa contro lo stipite di una porta. Però nonostante molti in paese si dicano sotto shock per quanto accaduto c'è anche chi non si meraviglia affatto che alla fine ci sia scappato il morto. Tanto che più di un residente spiega come fosse «inevitabile che prima o poi qualcuno ci rimettesse la vita», soffermandosi poi a raccontare uno a uno di tutti i tentativi di rapina in villa avvenuti nei mesi scorsi a Lonate Pozzolo e nei comuni limitrofi. Furti attribuiti guarda caso sempre a nomadi. Tanto che ora qualcuno teme ritorsioni da parte dei parenti della vittima. Un rischio molto sul serio dopo che mercoledì duecento rom hanno assediato l'ospedale di Magenta distruggendo la porta del pronto soccorso. La famiglia di Jonathan intanto attende.
Jonathan Rivolta, ronde di carabinieri attorno alla villa: i rom giurano vendetta
Sarebbe fondata l'ipotesi di legittima difesa nella vicenda di Lonate Pozzolo, nel Varesotto, dove due ladri ha...Sa che il 33enne al momento non è indagato ma è anche cosciente del fatto che per come funzionano le cose in Italia la situazione potrebbe anche cambiare. E per questo è pronta a dare battaglia. Mercoledì mattina il primo a difenderlo a spada tratta di fronte ai cronisti fuori dalla villetta di via Montello era stato proprio il padre Francesco. Un uomo fiero e combattivo che ha dimostrato di non tollerare nemmeno l'idea che il figlio possa essere considerato colpevole di qualcosa.
«Lasciatelo in pace!», ha detto tra il commosso e lo stizzito, «quelli ci sono entrati in casa per rubare e mio figlio si è difeso, cosa avrebbe dovuto fare?». A prendere le parti di Jonathan anche il cugino che ne aveva parlato come di «un ragazzone dalle maniere cortesi con una gran testa e un gran cuore». «Indagato? Per quale motivo se è la vittima?», aveva spiegato a sua volta un altro parente sottolineando che Jonathan era in ospedale per farsi medicare. Poche ma eloquenti parole per ricordare che mercoledì mattina al posto del rapinatore, Adamo Massa, a rimetterci la pelle poteva essere il 33enne padrone di casa.
Una famiglia provata quella dei Rivolta che ieri, dopo aver ringraziato il segretario della Lega Matteo Salvini per essere stato il primo ad esprimere la propria solidarietà, ha ricevuto la visita del sindaco di Lonate, Elena Carraro. «Siamo tutti dalla parte di Jonathan», ha spiegato il primo cittadino «ha agito per difendersi». Intanto i carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Nadia Calcaterra, continuano le indagini nel tentativo di identificare i due soggetti in fuga dopo aver abbandonato Massa ormai in fin di vita fuori dal pronto soccorso di Magenta. Secondo alcune indiscrezioni le immagini delle telecamere avrebbero immortalato l'Audi dei malviventi prendere l'autostrada per ritornare in Piemonte. Massa era infatti residente in un campo di Roma a Torino. Fatto, questo, che fa supporre agli inquirenti che i suoi complici fossero della stessa zona. In serata è intervenuto sulla vicenda l'assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia Romano La Russa annunciando che la famiglia Rivolta sarà aiutata a sostenere le spese di un eventuale processo.




