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Dalle fiamme di Crans Montana alla luce della vita

Il risveglio di Manfredi, in coma dopo il rogo di Capodanno: "Dove sono i miei amici?"
di Marco Patricellidomenica 18 gennaio 2026
Dalle fiamme di Crans Montana alla luce della vita

3' di lettura

Si può uscire dalle fiamme dell’inferno in una notte maledetta e rivedere la luce della vita di tutti i giorni come affacciandosi in Paradiso. Si possono riaprire gli occhi e passare dall’orrore del nulla alla meraviglia di esserci. C’è stato un prima, un durante e, purtroppo non per tutti, un dopo “Le Constellation” di Crans-Montana. Risvegliarsi e chiedere un po’ di normalità, come fosse un bicchiere d’acqua per togliere l’arsura; vedere rispalancarsi la finestra sul mondo e annusare avidamente gli odori di disinfettanti e medicinali dell’ospedale come fossero un profumo per cancellare il tanfo di bruciato del sotterraneo andato a fuoco per festeggiare in allegria l’anno nuovo.

La vita nuova - concessa dal caso, dal fato, dal destino o dalla provvidenza, a seconda da quale angolazione la si guardi- si materializza all’improvviso cominciando a riannodare i fili del passato recente a un presente incerto e a un futuro tutto da costruire. Uno dei ragazzi feriti nell’incendio del locale svizzero, uscendo dopo due settimane dal coma farmacologico e riproiettato a un’altra dimensione, è passato dal nero delle stelle spente al bianco della stanza del Centro grandi ustionati del Niguarda di Milano. Manfredi ha 16 anni appena e un nome importante, quello del re di Sicilia figlio dell’imperatore Federico II, che la storia ci ha consegnato col nome di stupor mundi.

Stavolta è stato il mondo a stupire Manfredi, non appena gli è riapparso con le sue luci, i suoi colori, i suoi suoni e le sue emozioni. Ha chiesto dove fossero i suoi compagni del liceo di Roma, ricordando i discorsi fatti con loro sulla gita scolastica programmata proprio in questi giorni a Milano. Un tour sui luoghi di Alessandro Manzoni e de “I promessi sposi”: proprio quella interminabile vicenda di Renzo e Lucia così lontana nel tempo e dai cuori degli adolescenti che spesso si lasciano trascinare da battute e sguardi rassegnati di sopportazione. Lui ci teneva a partecipare, e anche questo lo ricordava bene, se ha aggiunto che aveva il desiderio di unirsi ai compagni.

I medici parlano di stato di coscienza, incoraggiante per il prosieguo delle cure che non saranno né brevi né facili, ma invitano comunque alla cautela. Manfredi ha tolto senza saperlo un peso che opprimeva il cuore dei genitori, e dal lettino ha chiesto del fratello, dei nonni, degli affetti che per due settimane sono rimasti sospesi e inavvertibili dai suoi cinque sensi sedati dai farmaci della terapia intensiva per consentire al suo organismo provato di riaggrapparsi alla vita. Le poche frasi pronunciate sono un ponte verso la ripresa. Ha respirato fumo mentre tutto andava in cenere nel locale dov’era andato per divertirsi con i suoi coetanei e dove il mondo è venuto giù come il soffitto divorato dalle fiamme; ha sognato durante istanti che non passavano mai la sferzata dell’aria aperta che sembrava un miraggio. Porta impresse nella carne le ferite che saranno lenite, alcune rimargineranno con i miracoli terreni della scienza, altre resteranno come crudele monito della memoria. Quelle dell’anima le dovrà esorcizzare, per tenerle nel posto più recondito e non farle riemergere. Con la forza dei sedici anni è più facile. Il cammino è appena iniziato. La speranza di farcela e la speranza di riprendere la normalità: è questa è la vera straordinarietà.