«Alla fine dobbiamo quasi ringraziare il Partito democratico, attaccandoci ci hanno fatto un sacco di pubblicità e ci stanno arrivando moltissime segnalazioni da ragazzi di tutta Italia». La prende con ironia Riccardo Ponzio, presidente nazionale di Azione studentesca. Le polemiche sul questionario nel quale, tra le altre cose, invitano i ragazzi a raccontare casi di propaganda politica di sinistra in classe, si stanno rivelando, per i progressisti, il solito boomerang. Ieri, su Libero, vi abbiamo raccontato diversi episodi riportati dagli studenti, dalla prof che esultava per la morte di Charlie Kirk a quello che invitava a scioperare contro il governo, dal docente che dava del “fascio” a un giovane di destra fino alla foto di Giorgia Meloni strappata in aula. E non è ancora tutto. Come detto, le segnalazioni continuano ad arrivare, spesso c’è chi racconta di insegnanti che parlano in classe delle loro opinioni su Trump (ovviamente opinioni negative) e sulla Palestina (ovviamente posizioni anti-Israele). Ma non c’è solo questo. «Il professore di storia», dice Lorenzo della provincia di Vicenza, «ha definito gli alpini “criminali” perché hanno invaso l’Unione sovietica. E l’ultimo giorno di scuola è venuto in aula con un basco dei paracadutisti russi con tanto di stella rossa, mentre su whatsapp, ai messaggi degli studenti, risponde sempre con un pugno chiuso». E i comizi, a quanto sembra, non risparmiano nemmeno le lezioni di religione. Scrive Leonardo da Roma: «La mia prof di religione, molto di sinistra, si è permessa di dire che Trump ha i suoi sudditi, tra i quali la Meloni, definita una cortigiana».
Oltre a segnalazioni di questo tipo, i ragazzi di Azione studentesca denunciano il fatto che stanno arrivando anche parecchi insulti, sintomo che questa campagna sta dando fastidio a molti. Cose di questo tipo: «Fascisti, vi riempiamo di botte»; «Più fasci morti»; «Dovete fare la fine di Mussolini»; «Vi rispediremo nelle fogne»; «Vi dovrebbero impiccare in piazza»; «Meloni, ti vogliamo nel bagagliaio di una Renault 4»; «A piazzale Loreto c’è ancora posto»; «Onore ai prof di sinistra, studenti di destra merde»; «La scuola è nostra, la scuola è antifascista». «Noi non abbiamo schedato nessuno», commenta Ponzio, «invece le intimidazioni nei nostri confronti non sono mancate. Pazienza, di sicuro non ci fermeranno. Ci preoccupa il fatto che si sta avvicinando il 10 febbraio e dalle segnalazioni che ci stanno mandando si evince che il tema delle foibe nelle scuole spesso non viene trattato in maniera adeguata. Ci sono ancora tanti professori che tendono a giustificare i partigiani jugoslavi e a minimizzare quello che è successo...».
Intanto non si ferma la polemica politica. Pd, Movimento Cinque Stelle e Italia viva continuano a parlare di “schedature dei docenti” anche se, ribadiamolo ancora una volta, nelle segnalazioni di Azione studentesca non viene fatto nemmeno un nome. Anzi, il paradosso è che sta succedendo esattamente il contrario, con docenti e intellettuali di sinistra che fanno a gara per farsi inserire in qualche (inesistente) “lista di proscrizione”. È il caso, ad esempio, di Giorgio Peloso Zantaforni, docente di lettere che ha fatto un video e un’intervista a Repubblica per lanciare il suo messaggio: «Probabilmente fa più paura l’antifascismo insegnato piuttosto del fascismo mai davvero disimparato. Vi rendo il lavoro più facile: sono di sinistra, schedatemi pure».
E poi Viola Ardone, sulla Stampa: «Spiegare che la Costituzione è antifascista per nascita e per definizione, è di sinistra? Portare l’attenzione dei ragazzi sulle questioni geopolitiche del nostro tempo e sui conflitti in atto, è di sinistra? Fare una lezione su libertà di stampa, di pensiero, di espressione durante il fascismo negli anni Trenta e oggi negli Stati Uniti - un tempo patria della democrazia e adesso regno del terrore armato, dove cittadini che manifestano contro il loro presidente vengono ammazzati a sangue freddo dalle forze dell’Ice -, anche questo è di sinistra? La verità, ragazzi, è che il vostro volantino è eticamente sbagliato e ontologicamente stupido, e agli adulti che vi chiedono di diffonderlo dovreste rispondere che la scuola non è proprio di nessuno. La scuola è di chi la fa, la scuola è il posto dove le idee si scambiano e non si impongono. E se questo discorso vi sembra troppo di sinistra, metteteci il mio nome in questa vostra lista...». E infine Concita De Gregorio, che su Repubblica ha fatto un pezzo dal titolo inequivocabile: «Sono di sinistra, schedatemi se volete».
In realtà, ovviamente, nessuno vuole schedare i professori perché sono di sinistra. Il punto, invece, è denunciare casi in cui in classe viene esaltato un omicidio (quello di Charlie Kirk) o si spingono i ragazzi a fare militanza contro il governo. «Certe polemiche sinceramente ci hanno stupito», conclude Ponzio, «è come se qualcuno rivendicasse il diritto di indottrinare. Ogni professore ha legittimamente le sue idee, ma parlare di esecutivo fascista e insultare i morti non è normale. Questo è il vero scandalo. Perché difendono i professori che abusano del proprio ruolo?». Già, perché?




