"Luca" o "Thor": questi i soprannomi che nel tempo sarebbero stati attribuiti a Carmelo Cinturrino, il poliziotto accusato dell'omicidio del pusher marocchino Abderrahim Mansouri a Rogoredo. "Thor" si riferirebbe al fatto che talvolta girasse con un martello, come scrive il Corriere della Sera. Uno strumento che, stando a quanto raccontato dagli spacciatori di Rogoredo e confermato anche dai quattro agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, non si sarebbe fatto problemi a usare in alcune circostanze.
Dalle indagini è emerso che il 42enne, assistente capo del commissariato milanese di Mecenate, dopo aver sparato alla tempia il marocchino avrebbe allontanato tutti, tranne un giovane poliziotto che era già con lui. A quest'ultimo, poi, avrebbe ordinato, in maniera del tutto irrituale, di tornare subito al commissariato per recuperare la sua borsa con i moduli con "gli atti". In realtà, all'interno della borsa ci sarebbe stata la pistola farlocca che Cinturrino avrebbe piazzato vicino alla vittima.
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"Leggo con sgomento gli ultimi sviluppi sull’uccisione di uno spacciatore nel noto 'boschetto della droga...La svolta nelle indagini è arrivata soprattutto dopo la testimonianza di una persona presente al momento dell'omicidio, secondo cui Mansouri aveva solo il telefono e una pietra in mano. Dunque, non era armato. Lo ha confermato anche il pm Giovanni Tarzia: "La prima svolta è arrivata dal testimone oculare. La sua versione ha fornito informazioni che non potevano che essere nel patrimonio conoscitivo di chi era presente".




