«Chi sbaglia paga...e se sbaglia l’uomo in divisa deve pagare due volte» è il mio non originalissimo post scritto ieri su X a proposito dell’increscioso fatto di Rogoredo. Le accuse sono gravi. Parliamo di omicidio volontario e di connivenza del poliziotto accusato col mondo della malavita. Valgono per lui, come per tutti, le classiche frasi fatte del giuridicamente corretto. Un arresto preventivo ed una seria indagine non sono ancora una sentenza di condanna. Ma prenderne le distanze subito per noi che abbiamo orgogliosamente difeso- e continueremo a farlo anche più di ieri - l’onorabilità dei nostri uomini e donne in divisa è necessario.
Scrivo «non originalissimo» perché il mio post è successivo a quello di molti altri bravi colleghi. Alessandro Gonzato ad esempio è stato uno dei primi. Ovviamente mi sono preso la mia meritatissima dose di prese in giro. Così deve essere. “D(r)agosbaglia e paga” scriverebbe Dagospia. Mi viene giustamente rinfacciato il mio commento “ineccepibile” a proposito di un post di Tommaso Cerno scritto a caldo in difesa del poliziotto. Ovviamente neppure Tommaso si è sottratto dalla doverosa presa di distanza dopo quanto sta emergendo dalle indagini su Rogoredo. Alcuni ci rinfacciano l’aver difeso la necessità di uno “scudo penale” a proposito di fatti di violenza che coinvolgono i nostri poliziotti e carabinieri così confondendo ciò che si chiedeva, vale a dire la non automatica iscrizione nel registro degli indagati, con l’immunità. Insomma prendo in saccoccia e porto a casa.
Poi all’improvviso mi appare lui: Marcello Degni economista molto di sinistra ma soprattutto magistrato della Corte dei conti. Si proprio lui. Quel Degni che a gennaio 2024 invocava sempre su X la resistenza ad oltranza contro il governo dopo che era stata approvata la legge di bilancio: «Occasione persa. C’erano le condizioni per l’ostruzionismo e l’esercizio provvisorio. Potevamo farli sbavare di rabbia sulla cosiddetta manovra blindata e gli abbiamo fatto recitare Marinetti». Per essere sicuro di essere letto laddove Degni voleva essere ascoltato, si preoccupava di taggare direttamente Ely Schlein nel post. Degni è un magistrato ed economista orgogliosamente comunista. Parla dei fatti del G8 di « Genova come di tentato golpe. «Organizza», commenta l’intelligenza artificiale Grok a proposito della sua carriera, «gruppi di lettura sul Capitale di Marx». Me coioni.
Per chiunque abbia frequentato le sole scuole dell’obbligo il 5 maggio è la data della morte di Napoleone nell’isola di sant’Elena come celebrata nella celeberrima ode di Alessandro Manzoni. Non per Degni. Ogni 5 maggio il suo pensiero va a Marx nato in questo giorno. Confesso io l’ho scoperto solo ora. «Sempre Viva Marx» (5 maggio 2025), «Oggi è il 5 maggio. Buon compleanno Marx» (5 maggio 2021); «Buon compleanno. 201 c’è vita su Marx» (6 maggio 2019 ahia un giorno di ritardo); «Oggi 200 anni fa nasceva Karl Marx, il più grande innovatore del pensiero contemporaneo. Leggerlo, oltre a essere utile è una vera goduria (sic!)» (5 maggio 2018); «Il prossimo anno, il 5 maggio, saranno 200 anni dalla nascita di Karl Marx. Il più grande dei miei cattivi maestri. Che dire. Viva Marx» (5 maggio 2017).
Insomma Degni non ha occhi che per Marx ed oggi combatte per il no al referendum sulla giustizia. Già, mi direte di voi, ma che c’entra il No al referendum con l’increscioso caso di Rogoredo? Bella domanda. Ma non fatela a me. Caso mai a lui. Il suo commento al mio post è da incorniciare. «Proprio perché in divisa la gravità di ciò che (sembra) abbia fatto è enorme», esordisce nella sua risposta. Ineccepibile ed ovviamente sono d’accordo visto che lo avevo scritto per primo. Poi Degni ingrana la quarta: «E ci fa capire l’importanza della divisione dei poteri», continua il compagno. Forse si riferisce all’importanza della divisione dei poteri fra magistrati requirenti e giudicanti? Ehm non proprio. «Per quelli che vorrebbero indebolire la magistratura uno spacciatore marocchino morto è solo un balordo in meno» incalza il nostro.
Qui il gratterismo scorre potente in lui. Non solo il marxismo. Insomma chi vota si, ammazza marocchini per strada? Sarebbe il non detto? Ah saperlo. Infine termina stentoreo «Per questo #iovotono» rilanciando l’hashtag della campagna referendaria. La domanda sorge spontanea: ma che c’entra con Rogoredo? Risposta: la riforma della giustizia non c’entra nulla con Garlasco ma invece c’entra eccome con Rogoredo. Dopo Marx, Cartesio nel parterre di Degni.




