Libero logo

Carmelo Cinturrino, "se avesse avuto una bodycam...": lo sfogo dell'avvocato

sabato 28 febbraio 2026
Carmelo Cinturrino, "se avesse avuto una bodycam...": lo sfogo dell'avvocato

4' di lettura

«Perdonatemi, pagherò per il mio errore». Dal carcere milanese di San Vittore, dove è detenuto da lunedì per l’omicidio del 28enne Abderrahim Mansouri nel parchetto di Rogoredo, Carmelo Cinturrino rompe il silenzio e affida alla difesa la sua versione. Si dice «triste e pentito», chiede scusa «a tutti», ai colleghi e alla famiglia della vittima, ma respinge l’accusa di aver voluto uccidere il 28enne a capo dello smercio di droga - come raccontato anche dagli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso presenti il 26 gennaio - in una piazza di spaccio inarrestabile a Milano.

«Ho avuto paura, prima che lui mi colpisse, poi, dopo aver sparato, delle conseguenze del mio gesto: quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto», scrive l’assistente capo del commissariato Mecenate, che ha ammesso la messinscena della pistola a salve piazzata accanto al corpo. Una confessione in cui si ammette l’errore ma non il dolo. «Posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato», rivendica, ricordando encomi, lodi e l’assenza di sanzioni disciplinari durante i suoi oltre vent’anni da «servitore dello Stato». Un curriculum che sottolinea la difesa - parlerebbe di arresti a raffica proprio nelle aree più difficili della città, dal bosco di Rogoredo a piazza Gabrio Rosa. Il suo legale insiste sulla stessa linea: «Si è reso conto della situazione ed è pentito, molto triste per ciò che è successo». Contesta l’impostazione dell’accusa: «Non vi sono gli estremi per l’omicidio doloso, è chiara la complessità dell’evento», sostiene, richiamando la distanza tra Cinturrino e Mansouri e la deformazione del proiettile come elementi incompatibili con l’intenzione di uccidere.

Secondo quanto ricostruito negli atti, lo sparo è partito alle 17.33. Mansouri sarebbe stato colpito alla tempia mentre si trovava tra le sterpaglie del parco. Per la Procura il colpo sarebbe stato «coscientemente e volontariamente diretto alla sagoma della vittima», che stava tentando una fuga o, comunque, si trovava a una distanza tale da non rappresentare una minaccia concreta. Secondo la perizia di Dario Redaelli, tecnico ingaggiato dalla difesa di Cinturrino (che però ha rimesso il mandato), c’è «il concreto sospetto che il proiettile che ha cagionato la morte di Mansouri possa aver attinto un bersaglio intermedio (colpo di rimbalzo) prima di raggiungere la vittima». Suggerendo esami sul proiettile in cerca di «materiali ed elementi chimici».

Cinturrino ha ammesso di aver depistato le indagini chiedendo a un collega di portare sul posto uno zaino dal commissariato. All’interno c’era la replica della Beretta trovata accanto al corpo. «L’ho fatto da solo», ha ribadito nell’interrogatorio, martedì. Un gesto che per la difesa configurerebbe una reazione istintiva dettata dal timore delle conseguenze.

Parole che arrivano dopo giorni di accuse anche da fronti politici, verbali incrociati e un’inchiesta che non riguarda più solo la morte di Mansouri, ma un intero modo di operare nella piazza di spaccio di Rogoredo e, indirettamente, l’immagine stessa delle forze dell’ordine. Ora, mentre la Procura sostiene la tesi dell’omicidio volontario, l’agente prova a spiegarsi e chiede di essere giudicato per quello che ha fatto, non per quello che – dice – non è mai stato.

Cinturrino, la rabbia dei poliziotti: "Usano Rogoredo per disarmarci tutti"

La base è compatta. La polizia non ci sta a farsi macellare dalla sinistra. Perché il caso Rogoredo &egrav...

Versioni che “cozzano”, scrive il gip Domenico Santoro nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere, con quelle dei colleghi, della compagna e del legale di Cinturrino. Nei verbali alcuni agenti lo descrivono come un «paladino» negli arresti ma dal carattere «aggressivo». Si parla di presunti schiaffi, di «martellate», di accordi con pusher in cambio di droga o denaro: accuse che la difesa definisce prive di prove.

Pietro Porciani, il legale, sostiene che «molti appartenenti alle forze di polizia avrebbero bisogno delle bodycam». «Sono certo che, se Cinturrino avesse avuto una bodycam, dopo aver sparato non avrebbe temuto le conseguenze del suo gesto e non avrebbe compiuto azioni maldestre», afferma a Libero, sottolineando che «se fosse stata documentata l’intenzione di quella persona di lanciare qualcosa, non avrebbe avuto paura di ciò che aveva fatto». Intanto sono stati trasferiti e assegnati a incarichi non operativi i quattro colleghi di Cinturrino, indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso.

Rogoredo, l'avvocato di Cinturrino: "Spera che Mansouri in paradiso si penta"

"Ha detto che gli spiace molto, che è andato in chiesa a pregare per l'anima di Mansouri e che spera che...

Nel frattempo, per Cinturrino si apre anche il fronte più duro. La Polizia prende le distanze e avvia l’iter per la destituzione. «Ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare perla sua destituzione dalla Polizia di Stato», ha dichiarato il capo della polizia Vittorio Pisani. «Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo, mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato».

Carmelo Cinturrino, il pusher: "Vi do tutto, come con Luca"

"Smentisco ogni infamità che hanno tirato fuori". Reagisce così Carmelo Cinturrino - in un passa...