I semafori hanno una lunga storia: dalle prime lanterne a gas di Londra nel 1868, ai semafori elettrici a tre colori (rosso, giallo, verde) diffusi nel Novecento, fino ai sistemi moderni coordinati e adattivi gestiti da computer e sensori.Oggi, con l’avvento delle smart road e della guida autonoma, si studia l’introduzione di una quarta luce: il semaforo bianco. Come spiega Luigi Di Matteo (responsabile Area tecnica ACI), la luce bianca indicherebbe che l’incrocio è gestito principalmente da veicoli autonomi e sistemi digitali di coordinamento. In questa modalità:
- i veicoli connessi comunicano tra loro e con l’infrastruttura;
- ottimizzano automaticamente il passaggio;
- gli automobilisti umani devono semplicemente seguire il flusso del veicolo che precede, mentre il sistema gestisce l’intero incrocio.
L’obiettivo è ridurre drasticamente i tempi di attesa, aumentare la fluidità del traffico e sfruttare al massimo le capacità di calcolo e comunicazione dei veicoli autonomi.Le smart road non eliminano il traffico, ma lo rendono molto più efficiente grazie a sensori, telecamere, comunicazione veicolo-infrastruttura e analisi in tempo reale. Questo permette semafori adattivi, suggerimenti di percorsi alternativi, gestione dinamica di corsie e limiti di velocità, con benefici su congestione, tempi di percorrenza ed emissioni.Sul fronte della sicurezza, le smart road rappresentano soprattutto un’opportunità: riducono l’errore umano (principale causa di incidenti) grazie a segnaletica digitale, avvisi anticipati di pericoli e monitoraggio costante delle condizioni stradali. Rimangono sfide legate all’affidabilità dei sistemi, cybersecurity e convivenza tra veicoli tradizionali e autonomi.




