Emergono nuovi dettagli nell'ambito dell'inchiesta sul caso di Pietracatella, dove Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, sono morte tra il 27 e il 28 dicembre. Sotto la lente di ingrandimento ci finiscono in particolare due cene e un pranzo consumati tra il 23 e il 24 dicembre, prima che il malore fatale si manifestasse la mattina di Natale. La Procura di Larino ha ipotizzato l'omicidio volontario e gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso si concentrano per questo sulla ricostruzione di quei pasti.
Questi ultimi - riporta Il Messaggero - sono stati preparati in casa da Antonella Di Ielsi e consumati la sera del 23 e per pranzo e cena della Vigilia, una volta in casa del padre e una in quella della suocera. Tra questi, alcuni preparati a base di funghi che avevano inizialmente fatto pensare a un'intossicazione alimentare. Gli inquirenti stanno anche setacciando ogni regalo ricevuto dalla famiglia e in particolare da Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara: cestini gastronomici, barattoli di marmellata e confetture. Non si esclude infatti che il killer possa aver contaminato uno di questi prodotti, sapendo che sarebbe finito sulla tavola della Vigilia.
Mamma e figlie avvelenate, "la ricina ha agito velocemente": il dettaglio che cambia tutto
Nel caso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte avvelenate a Pietracatella, provincia di Campobasso,...Al momento sono stati sentiti prima Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice, e in serata anche una cugina dell'uomo. Il sospetto investigativo resta quello di un avvelenamento, con l'ipotesi della ricina emersa dai primi riscontri tossicologici. Il fascicolo resta comunque contro ignoti e non risultano per ora indagati.




