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Zia Martina e il sesso con minorenni, "giustizia politica": ultimi clamorosi sviluppi

lunedì 25 maggio 2026
Zia Martina e il sesso con minorenni, "giustizia politica": ultimi clamorosi sviluppi

2' di lettura

Non è ancora finita la battaglia legale di Daniela Casulli, l'insegnante di 47 anni di Bari diventata famosa, suo malgrado come "Zia Martina" sui social. 

La donna era stata protagonista di una vicenda scandalosa: aveva infatti avuto rapporti sessuali multipli con ragazzini minorenni. Quache mese fa in Appello era stata assolta dall'accusa di pornografia minorile e corruzione di minore ma ora la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza, accogliendo il ricorso presentato dalla Procura generale di Bari.

"Perché la Cassazione ha azzerato la mia assoluzione rimandando tutto a un nuovo processo? Vi spiego la farsa in 30 secondi", ha spiegato "Zia Martina" sui social. "In secondo grado sono stata assolta totalmente, ma i giudici, invece di mettere nero su bianco che le indagini erano piene di abusi informatici e video taroccati, false vittime, hanno fatto un equilibrismo diplomatico: mi hanno assolta solo per 'mancanza di dolo' per salvare la faccia alla Procura di Bari e ai Carabinieri. Una classica sentenza politica per coprire il sistema. ​E la Procura Generale che fa? Invece di ringraziare per essere stata risparmiata da quel salvataggio diplomatico, ne approfitta e fa ricorso a Roma. ​La Cassazione ha annullato tutto non perché io sia colpevole, ma perché quella motivazione troppo 'democristiana' e protettiva di Bari era giuridicamente fragile".

A scatenare il caso erano state le segnalazioni ricevute nel 2021, quando la Casulli era insegnante in Trentino. La donna, secondo l'accusa, avrebbe avuto contatti sui social con alcuni minorenni per poi organizzare un incontro vero e proprio con un 15ennne all'interno di un hotel di Bari. Al rapporto avrebbe assistito tramite videochiamata anche un 12enne. 

In primo grado, il Tribunale di Bari aveva condannato l'insegnante a 7 anni e 3 mesi di reclusione e a una multa da 75mila euro, con l'interdizione dai pubblici uffici e il divieto di lavorare a contatto con minori. In Appello, la sentenza di assoluzuone "perché il fatto non costituisce reato". 

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