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Monteleone, la foto degli islamici in spiaggia a Gaza manda in tilt Rai rossa e sinistra

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mercoledì 1 luglio 2026
Monteleone, la foto degli islamici in spiaggia a Gaza manda in tilt Rai rossa e sinistra

5' di lettura

"Ristoranti sul lungomare, bar, locali pieni e famiglie in spiaggia a prendere il sole. No, non vi sto descrivendo la bella vita di Miami Beach, vi sto parlando di Gaza, il luogo che molti continuano a raccontare come teatro di genocidio". ha fatto molto dicsutere l'ultimo post del giornalista Antonino Monteleone su Instagram. Il conduttore di Filorosso su Rai 3 ha pubblicato la foto di una spiaggia a Gaza con a corredo le frasi "Il genocidio va in spiaggia" e "A Gaza solo gli uomini possono fare il bagno".

"A questo punto qualcuno si chiederà: 'Com'è possibile? Durante un genocidio la gente va al mare?'. La risposta è: sì. Ma non tutti - ha proseguito il giornalista -. Le immagini diffuse in questi giorni mostrano una realtà che molti preferiscono ignorare. Sulle spiagge di Gaza si vedono uomini che fanno il bagno, passeggiano sul bagnasciuga, si rilassano e si concedono qualche ora di normalità dopo mesi di guerra. E menomale, mi viene da dire. Ma c'è un dettaglio che non tutti hanno notato: dove sono le donne? Le ragazze? Le mogli? Le figlie? Nelle immagini, semplicemente, non ci sono". E ancora: "Accade ciò perché a Gaza, come in molte realtà islamiche, la libertà femminile è semplicemente fantascienza. Sono le imposizioni religiose a relegare molte donne nello spazio domestico e a limitarne la presenza nella vita pubblica. Per Hamas le donne devono solo obbedire. E chi non lo fa rischia violenze, umiliazioni e punizioni mostrate in pubblica piazza. Ai paladini dei diritti civili, alle femministe nostrane che sparlano di genocidio, rivolgo una domanda: perché questo silenzio? Prima di ripetere slogan come pappagalli ben addestrati, proviamo ad accendere il cervello. La propaganda non può sostituire la realtà". E alla fine un appello. "Svegliatevi". 

Subito è insorto il Cdr Approfondimento Rai, che tirato in ballo l'amministratore delegato, Giampaolo Rossi, chiedendogli "di chiarire una volta per tutte se l'utilizzo dei social è concesso a tutte le giornaliste e giornalisti Rai o solo a quelli che fanno certa propaganda". "Il conduttore del programma Rai Filorosso Antonino Monteleone sui social si scandalizza perché le famiglie superstiti di Gaza cercherebbero refrigerio in spiaggia. Segno inequivocabile, secondo lui, che quanto raccontato fino ad oggi sulle sofferenze della popolazione palestinese sia una colossale montatura e che quel popolo, in realtà, se la stia godendo a mare - si legge in una nota -. Come se chi ha sofferto e non ha accesso al necessario, non avesse diritto a un momento di ristoro dall'afa, pena la perdita dello status di vittima. Il conduttore esterno che, come ha ricordato il membro del Cda Roberto Natale, costa all'azienda 300mila euro l'anno, ridicolizza l'uso della definizione di genocidio".

"Nel post, inoltre, immagina che quel 'lusso di refrigerio' sia confinato ai soli uomini (basta un piccolo zoom per smentirlo) - prosegue ancora la nota -. Non ci pronunciamo sul ghigno osceno del titolo 'Il genocidio va in spiaggia', non siamo qui a fare lezioni di buon gusto al conduttore o alla Rai, che lo ha voluto per rappresentare la propria immagine. Vorremmo tuttavia capire se è questa l'operazione culturale che aveva in mente l'amministratore delegato quando si è vantato della conversione di Rai 3 operata negli anni della sua direzione".

Nelle scorse ore è arrivata la risposta di Monteleone, che in una lettera a Dagospia ha scritto: "Ho letto stupito delle osservazioni in merito al contenuto di alcuni post sui miei canali social (evidentemente molto seguiti) e non posso fare a meno di notare come il tratto che accomuna questi scomposti interventi - di carattere politico - sia il fatto che io mi rifiuterei di chiamare 'genocidio' ciò che genocidio non è. L'unica autorità internazionale idonea a stabilire se a Gaza l'esercito israeliano ha commesso oppure no un genocidio è la Corte Internazionale di Giustizia, che dopo tre anni, è riuscita soltanto a stabilire che 'è plausibile che i diritti del popolo palestinese rientrino nel campo di applicazione' della convenzione per la prevenzione del genocidio".

E ancora: "La corte Penale Internazionale, invece, sta indagando se l'esercito israeliano abbia, oppure no, commesso crimini di guerra. I mandati di arresto contro il Primo Ministro Israeliano e l'ex Ministro della Difesa sono misure cautelari i cui indizi a supporto non sono mai stati resi pubblici. Non è la prima volta che ti chiedo di replicare in merito alle accuse, evidentemente false, di non avere alcuna empatia o di mortificare le sofferenze di centinaia di migliaia di civili che vivono in condizioni disumane a causa di una guerra innescata dall'organizzazione terroristica al cui giogo i Gazawi sono sottoposti, e dalla risposta spesso brutale delle forze di difesa israeliane. E non ho mai fatto alcuna fatica a biasimare il vergognoso comportamento di certi esponenti della destra estrema che fa parte del governo dello Stato di Israele. Aggiungo che non esiterò a chiamare genocidio l'orrore prodotto dalla guerra a Gaza, sulla pelle del martoriato popolo palestinese, qualora un Tribunale internazionale dovesse accertarlo all'esito di un processo".

Rispondendo all'appunto sull'utilizzo dei social, invece, l'ex Iena ha scritto: "Non riconosco il diritto di stabilire se di genocidio si tratta a nessuna altra autorità al di fuori di quelle riconosciute dal diritto internazionale. Per cui ti domando: è normale che si invochi la violazione di supposte regole nell'utilizzo dei social per i collaboratori della Rai solo e soltanto perché rigetto una chiamata al conformismo che puzza lontano un miglio di un maldestro tentativo di intimidazione? È questa l'idea di democrazia che hanno in mente questi paladini dei diritti a corrente alternata? Vogliono davvero mettere a tacere una delle poche, aggiungo trascurabili, voci dissonanti rispetto al coro dei buoni e giusti? Un magistrato ha invocato per me e Marco Occhipinti otto mesi di carcere per un'inchiesta sulla morte di David Rossi. Questi signori, che si stracciano le vesti, li hai sentiti dire una parola? Dov'erano?".