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Garlasco, dove andrà a vivere Alberto Stasi da uomo libero: una scelta forte

di Claudia Osmettisabato 13 giugno 2026
Garlasco, dove andrà a vivere Alberto Stasi da uomo libero: una scelta forte

4' di lettura

Potrebbe uscire dal carcere già tra pochi giorni. Tecnicamente non da uomo libero (nel senso che non c’è stato nessun pronunciamento d’innocenza e, allo stato attuale, la richiesta di revisione per il “caso Garlasco” non è nemmeno stata presentata al tribunale competente che è quello dell’appello di Brescia: quindi, va detto fin da subito, le due questioni sono del tutto scollegate), però in affidamento in prova, che è una misura alternativa alla detenzione e che ha dei paletti ben specifici per poter essere attuata. Alberto Stasi, la settimana prossima, potrebbe dormire in un appartamento che prenderà in affitto nel Milanese (in quale Comune non si sa, ma si sa per certo che non sarà Garlasco e comunque), fuori, via, lontano dalla sua cella a Bollate.

È tutto in forse, ma è un forse che ha buone possibilità di concretizzarsi: non perché ci sia un’inchiesta aperta, quella bis, quella a carico di Andrea Sempio; non perché dell’omicidio di Chiara Poggi si sia tornati a parlare nei talk e sui giornali; e neanche perché le indiscrezioni, in questa vicenda per certi versi più mediatica che giuridica, si siano spesso rivelate fondate quantomeno sul piano forense; ma perché di elementi ce ne sono almeno tre.

Il primo riguarda i tempi: Stasi, che è stato condannato in via definitiva a sedici anni per la morte della sua ex fidanzata, avrebbe un orizzonte di fine pena nel 2028 (gli mancano due anni per completare il suo percorso e per la legge serve un residuo di massimo quattro per poter accedere alla misura alternativa). Il secondo è la sua personale situazione carceraria: che conta già di un regime di semilibertà (lavora da tempo come responsabile dell’amministrazione per uno studio in centro a Milano nel quale si svolgerebbe anche l’affidamento che, generalmente, viene affiancato pure dal volontariato; è stato un detenuto modello, non ha mai creato problemi, la sua condotta è sempre stata esemplare). Il terzo dato resta probabilmente quello più forte a suo carico: ha già dalla sua una relazione favorevole firmata dall’equipe del carcere di Bollate e ha soprattutto incamerato il parere positivo sia della procuratrice generale di Milano Nanni sia del sostituto procuratore Marino e questi due sostanziali “via libera” non sono un cavillo.

Sono anzi la chance migliore che “il biondino” di Garlasco ha per giocarsi questa particolare partita. L’affidamento in prova viene concesso dal tribunale di sorveglianza con un provvedimento che è discusso di volta in volta e calibrato di faldone in faldone (non esiste nessun automatismo): ieri pomeriggio, quasi a sorpresa e certamente in gran segreto, si è svolta l’udienza che gli ha concretamente aperto la strada, ma ora i giudici (che di fatto si sono riservati la decisione, cioè hanno preso tempo per dirimerla e approfondire la documentazione) hanno 5 giorni per depositare un’ordinanza che specificherà le prescrizioni (per esempio gli orari che Stasi dovrà seguire), il fatto che non potrà lasciare l’Italia né rilasciare interviste.

La pena in affidamento potrà essere revocata in caso di violazioni. Stasi si è sempre dichiarato innocente, l’ha detto nelle sedi processuali e l’ha ribadito in tv, quando ha potuto, per esempio in un’intervista dell’anno scorso che gli stava costando addirittura la semilibertà visto che la procura milanese, dopo quell’intervento, aveva chiesto di annullare con rinvio il provvedimento che gliel’aveva concessa (era intervenuta la Cassazione per scongiurarlo). Ieri, invece, era presente anche lui in aula, ha mantenuto un atteggiamento pacato e si è dimostrato pronto al confronto (aspetti che sono stati sottolineati, così come il fatto che ha dimostrato di aver accettato la condanna pur continuando a proclamarsi estraneo all’omicidio e che, per questo, sta risarcendo i Poggi come disposto dalle sentenze). Stasi ha risposto alle domande che il presidente Marcello Bortolato gli ha posto circa la vita in carcere e i suoi comportamenti negli ultimi 10 anni. Di quesiti, spergiura chi c’era assieme a lui, gliene sono stati avanzati in verità pochi e il tutto s’è sbrigato in una mezz’oretta d’orologio. La sostituta Marino ha invece riconosciuto che dopo l’ultima intervista non ne ha rilasciate più.

In serata il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha commentato: «Non posso, non voglio e non devo parlare di processi in corso e tantomeno di situazioni diciamo dolorose e tragiche come quella. Poiché da noi esiste il principio che non puoi essere condannato - ha domandato retoricamente - se le prove contro dite non sono al di là di ogni ragionevole dubbio, come fai a condannare una persona sulla quale ben due altissime Corti hanno così dubitato al punto da assolvere? Questo non è colpa ovviamente di quei magistrati, è colpa di un sistema che è unico al mondo: nel processo anglosassone sarebbe impensabile».