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Ladispoli, psicofarmaci nel caffè dell'amico e ruba la fede della moglie morta

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giovedì 25 giugno 2026
Ladispoli, psicofarmaci nel caffè dell'amico e ruba la fede della moglie morta

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Chiede all'amico di prendere un caffè insieme, lo stordisce con gli psicofarmaci e gli ruba la fede della moglie morta: è successo a Ladispoli, provincia di Roma. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la mente diabolica dietro il piano, un uomo di 53 anni, avrebbe approfittato di un momento di distrazione della vittima, 62 anni, per mettere delle benzodiazepine nella tazzina, con l'intenzione di fargli perdere lucidità e magari farlo addormentare. Un piano attentamente studiato che in effetti ha funzionato. La vittima, che avrebbe ospitato l'amico a casa sua per fare due chiacchiere senza ovviamente immaginare quello che poi sarebbe successo, avrebbe perso i sensi in poco tempo.

A quel punto il 53enne sarebbe passato all'azione, portando via la fede dal dito dell'amico prima di scappare. La vittima è stata trovata a casa in stato confusionale solo il giorno dopo, quando due suoi conoscenti si sono preoccupati per non aver mai ricevuto risposta al telefono. Portato in ospedale, è stato ricoverato per sospetto avvelenamento da benzodiazepine. E solo dopo essere stato dimesso, si sarebbe accorto della scomparsa dell'anello, rendendosi conto del gesto crudele dell'amico. Quella fede infatti apparteneva alla moglie scomparsa e lui continuava a indossarla come segno d'amore nei confronti della donna. 

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Tanto per essere chiari: avevano portato via addirittura delle schede telefoniche (ma chi le ha più viste?) e del...

Quando gli agenti si sono messi sulle tracce dell'uomo e della fede rubata, hanno scoperto che l'anello era già stato ceduto a un negozio di compro oro della zona. E purtroppo era anche già stato distrutto per la lavorazione del metallo. Il riconoscimento è stato possibile solo grazie alle incisioni interne ancora leggibili su alcuni frammenti. A casa del 53enne, invece, sarebbe stato trovato il cappuccio di una siringa. Una prova del fatto che lo psicofarmaco sarebbe stato iniettato direttamente nella bevanda, secondo gli investigatori. A seguito delle indagini, il Gip ha disposto gli arresti domiciliari per il 53enne, gravemente indiziato del reato di rapina impropria.