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"Libera", la rubrica di Lucia Esposito: La ragazzetta

di Lucia Espositogiovedì 2 luglio 2026
"Libera", la rubrica di Lucia Esposito: La ragazzetta

1' di lettura

Ci vediamo per un caffè alla...beep. Per evitare gli strali di chi vede il patriarcato perfino nell’insegna di un bar, abbiamo censurato la parola che sta dividendo Piacenza. Eppure, dietro quel beep, si nasconde un capolavoro.

Quando Klimt dipinse il volto di una ragazza e chiamò il quadro “Backfisch” che, tradotto dal tedesco desueto, diventa “ragazzetta” (ragazzetta, non ragazzaccia), non poteva immaginare che quel nome sarebbe diventato sessista. Klimt, che ha reso le donne protagoniste della sua arte e ha portato su tela il fervore del mondo femminile viennese dei primi del ’900, si ritrova indirettamente coinvolto in questa imbarazzante vicenda. I gestori di un bar hanno scelto il nome “La ragazzetta” per omaggiare il quadro simbolo di Piacenza (diventato “Ritratto di signora” per un avvincente giallo artistico), ma per molti “ragazzetta”, grammaticalmente vezzeggiativo di “ragazza”, è patriarcale. Li rende nervosi, come il caffè. Ai baristi consigliamo di preparare anche delle buone camomille.