Max Allegri verrà annunciato oggi come il nuovo allenatore del Napoli.Una non-notizia che è una notizia perché sottolinea la convinzione del club di De Laurentiis verso il protagonista del più clamoroso flop dell’ultima serie A. Il Napoli ha preferito aspettare Allegri fino a oggi piuttosto che iniziare a lavorare con un tecnico diverso come poteva essere Italiano, contando sulla parola e sulla buona riuscita della trattativa per lo svincolo con il Diavolo. Buona riuscita arrivata... senza buonuscita ma con lo stipendio di giugno, motivo per cui per l’annuncio si è preferito attendere. La scelta di Allegri è un paradosso se consideriamo il presidente De Laurentiis come il più fervido progressista del calcio italiano, il paladino delle riforme, il portavoce delle idee futuristiche. Proprio lui va a scegliere il tecnico più conservatore che ci sia?
Ebbene sì perché, da questo punto di vista, De Laurentiis non ha mai voluto rischiare, preferendo allenatori navigati. Anche Sarri lo era, seppur a livelli inferiori rispetto al Napoli, mentre Benitez, Ancelotti, Spalletti, Rudi Garcia e Conte avevano esperienze di massimo livello nei curriculum. Accadeva anche all’inizio, seppur in tono minore, con Mazzarri, Ventura e Reja, tutti confermati l’anno successivo a quello del subentro, come anche Donadoni e Gattuso, mentre l’unico a non aver avuto questo onore rimane Calzona. Ma nemmeno loro possono essere considerati giovani mister emergenti da far crescere. Il Napoli di De Laurentiis non ne ha mai avuti. Con Allegri non fa altro che proseguire sulla strada maestra.
Milan, l'addio di Claudio Filippi e il tam tam: lascia anche Maignan?
Dopo Massimiliano Allegri, saluta il Milan anche Claudio Filippi. L'addio del preparatore dei portieri era atteso in...Poco importa, quindi, il recente passato del tecnico che viene ingaggiato. Conta di più lo status, la rilevanza nel dibattito calcistico, con un occhio di riguardo, nel caso di Allegri, al piacere di avere un impegno infrasettimanale quale la Champions. Non è rientrato nei parametri di valutazione il fallimento con il Milan, l’obiettivo minimo del quarto posto sfuggita di tasca proprio quando un tecnico esperto dovrebbe chiudere la zip. Né è stato considerato il tormentato triennio alla Juventus in cui Allegri giocava a guardia e ladri con vista scudetto fino all’inverno, per poi crollare in primavera, preludio di quanto successo in rossonero. Quarto, settimo, esonerato (con Coppa Italia), quinto: questi gli ultimi quattro campionati di Max. Primo, decimo, primo, secondo, gli ultimi quattro del Napoli.
Ecco perché, più che una sfida per il club, questa è una sfida per Allegri che per la prima volta da quando è un allenatore di grido esce dalla zona di comfort che si è costruito tra Torino e Milan, tra Juventus e Milan, dove è andato e tornato, rifiutando qualsiasi altra avventura italiana o estera. Da quell’ultimo salto nel vuoto (da Cagliari a Milano) sono passati 26 anni di calcio a cui Allegri dovrà allinearsi, visto che nella rosa del Napoli c’è parecchio talento contemporaneo, a partire dalle ali come Neres e Alisson che gli impediranno di abusare di 3-5-2. La richiesta a Max è quella di fare meglio in Champions rispetto a Conte senza pretendere altri investimenti. La rosa al momento conta più di 30 giocatori, il ds Manna ha spiegato che si puntella solo se si riesce a sfoltire, e che lo si farà anche in base ai giudizi di Allegri sui vari Lucca, Lang, Marin, Marianucci e simili, come pure Lukaku e De Bruyne. Giudicare con gli occhi prima che con i numeri: ferma convinzione allegriana che trova sponda nel ds Manna che in questi giorni, infatti, ha dichiarato: «Noi i dati li usiamo poco, non mi piacciono. I giocatori devono dare emozioni». Forse Allegri non aveva altra scelta che il Napoli, ma di sicuro il Napoli ha scelto Allegri.




