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Milo Infante, le scuse ad Alberto Stasi: "Mostrificazione. Mi sento in colpa"

domenica 12 luglio 2026
Milo Infante, le scuse ad Alberto Stasi: "Mostrificazione. Mi sento in colpa"

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L'ora delle scuse. Milo Infante sente la necessità di scusarsi con Alberto Stasi, questo per il modo in cui in passato ha trattato il caso di Garlasco, il delitto di Chiara Poggi, e la figura di quello che, ad oggi, resta l'unico condannato per omicidio.

Il giornalista e conduttore televisivo, in una lunga intervista concessa al Messaggero, ha ripercorso alcune delle vicende che hanno segnato la sua carriera, indugiando anche sugli errori commessi nell'approccio mediatico a uno dei casi di cronaca nera più discussi di sempre . Una riflessione che lo ha portato a una presa di posizione netta nei confronti di Stasi.

"Io mi sento in colpa per aver contribuito alla mostrificazione di Alberto Stasi dando per buoni certi teoremi. Devo chiedergli scusa perché un cronista deve sempre dubitare", ha dichiarato Infante.

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Le sue parole sono arrivate nel corso di un passaggio dell'intervista dedicato al caso che coinvolge Sigfrido Ranucci e Report. Alla domanda "Che ne pensa del caso Ranucci?", il conduttore ha risposto: "Che la Rai dovrebbe proteggere uno dei suoi programmi migliori, Report, e chi lo guida".

Infante ha quindi aggiunto: "Se emergeranno responsabilità personali, sarà giusto valutarle. Certi dirigenti dovevano essere più cauti. Finora Ranucci è soltanto la vittima di un attentato gravissimo. Prima di trasformarlo in imputato bisogna dimostrare le sue responsabilità".

E ancora, riflettendo sul rapporto tra cronaca, indagini e giudizi mediatici, Infante ha evocato una lezione che ha appreso nel corso di tutti questi anni. "La cronaca insegna che la verità raccontata oggi non sempre coincide con quella che emergerà domani. È una lezione che ho imparato sulla mia pelle", conclude Milo Infante.

Da qui la sua autocritica sul caso Garlasco e la convinzione che il compito di chi racconta i fatti non sia quello di aderire a ricostruzioni precostituite, ma di mantenere sempre uno sguardo critico e aperto al dubbio.

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